Curiosidades – Capítulo II (paraguas, demás, fijarse…)

Allora qualche suggerimento e riflessione semplice semplice…

Usiamo l’ombrello per proteggerci dalla pioggia, cioè per fermare (parar) l’acqua (aguas al plurale) che viene giù… quindi un ombrello è un paraguas

Quando ci riferiamo all’altro, agli altri, a tutto il resto rispetto a ciò di cui si sta parlando (es. a casa qualche problema, per il resto tutto bene oppure con fratelli, cugini e il resto della famiglia), si tira in ballo la parte che è di più (de más) in confronto a ciò che citiamo esplicitamente… da qui che l’altro è lo demás, gli altri los demás, per il resto diventerà por lo demás e così via…

Se si presta molta attenzione a qualcosa o si chiede a qualcuno di fare o dare molta attenzione forse si finirà per fermarsi e concentrarsi su questa cosa, quasi ci si fissasse (fijarse) in (en) ciò che richiede la nostra attenzione… ecco che prestare attenzione a qualcosa diventa fijarse en qualcosa… prestava attenzione a tutto quello che gli succedeva intorno si può rendere se fijaba en todo lo que pasara a su alrededor… e espressioni come guarda!, guarda un pò! eccome! nella lingua colloquiale diventano semplicemente fíjate!

Alla prossima

Giovanni

 

 

 

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Ladrillos (o sea, mattoncini da costruzione) – Capítulo II

Allora, secondo capitolo della serie nella quale cerco di descrivere come lo spagnolo si comporti (direi più dell’italiano) come una costruzione di mattoncini dai contorni ben saldi e definiti che possono essere – a seconda delle necessità – sostantivi, aggettivi, verbi o intere frasi senza che ciò modifichi il modo in cui questi mattoncini si legano tra di loro.

Nel post precedente avevo riportato il modo in cui, una volta conosciuta la costruzione di un aggettivo con relativa preposizione (seguro de, contento con, miedo a) a questi due mattoncini può far seguito un terzo senza che la natura di sostantivo o di intera frase cambi i due precedenti… miedo a tu perro, “paura del tuo cane”… come miedo a que te marches… “paura che te ne vada”… con miedo a che rimane sempre lo stesso, laddove in italiano si passa da “del” a “che”…

Un secondo  esempio si ha con le preposizioni hacia (verso) e contra (contro) e i pronomi complemento (mí, ti, él/ella etc.). Se in italiano si passa da “verso la campagna” a “verso di me”, aggiungendo “di”, in spagnolo si avrà tanto hacia el campo come hacia mí, senza aggiungere “di”, quindi unendo direttamente sia el campo che alla preposizione, indipendentemente dal fatto che il secondo sia una pronome complemento. Allo stesso modo si avrà “contro le avversità” ma “contro di te” in italiano mentre contra las adversidades come contra ti in spagnolo.

Alla prossima

Giovanni

Las concesivas

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Ladrillos (o sea, mattoncini da costruzione)

Il post di oggi non ero molto sicuro di volerlo inserire, un po’ perché non granché, un po’ perché non ci sono veri e propri trucchi e regolette ma solo un suggerimento generico. In pratica, semplificando al massimo, possiamo dire che quando si ha a che fare con espressioni (forme verbali esplicite, verbo essere più aggettivo/sostantivo o addirittura anche solo aggettivo/sostantivo) che sono normalmente seguite da una preposizione, ad es.

estar seguro de (“essere sicuro di”)

apostar a (“scommettere su”)

contentarse con (“accontentarsi di”)

al contrario dell’italiano per lo spagnolo non fa differenza, ai fini dell’utilizzo o meno della preposizione, se queste espressioni introducono solo un sostantivo o un’intera preposizione verbale. Quindi sarà

estar seguro de nuestra victoria così come estar seguro de que vamos a ganar

“essere sicuro della nostra vittoria” ma “essere sicuro [] che vinceremo”

aposté a tu derrota così come aposté a que te derrotarían

“scommisi sulla tua sconfitta” ma “scommisi [] che avresti perso”

me contento con su llegada così come me contento con que haya llegado

“mi accontento del suo arrivo” ma “mi accontento [] che sia arrivata”

Come detto il modo più semplice che uso per ricordare questa differenza è tener presente che in queste situazioni lo spagnolo tende a comportarsi come l’unione di una serie di mattoncini in cui questi ultimi sono intercambiabili e il cambio non modifica il modo in cui sono uniti.

Alla prossima

Giovanni

Dónde?

Dónde?

Dónde?

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Para o por, por o para…

Il primo post dell’anno ho deciso di dedicarlo ad un’altra croce e delizia di chiunque affronti questa lingua, la concorrenza di Para e Por  (“per” in italiano) che generano sempre dubbi proprio perché servono a tradurre l’unica espressione che abbiamo in italiano. In verità, se para e por sono/suonano molto molto simili, quando poi dobbiamo scegliere quale dei due usare è utilissimo considerare che sono completamente opposti e agli estremi da qualunque punto di vista e in qualunque circostanza debbano essere utilizzati.

Il punto di partenza o di arrivo di un’azione

Allora, se pensiamo ad un’azione o un accadimento o un evento por si può associare in qualche modo sempre al punto di partenza (in senso generico) di ciò che viene descritto e para al punto di arrivo, così ad esempio por indicherà la causa e para la finalità dell’azione (cioè cosa l’ha fatta iniziare e il compimento di cosa ne porterà la fine)… Por amistad empecé a estudiar inglés para hablar con mis amigos de Londres… ovvero “Per amicizia ho iniziato a studiare inglese per parlare con i miei amici di Londra”… oppure por indicherà l’agente e para il destinatario (cioè da chi è fatta l’azione e per chi)… El regalo para David fue comprado por Juan y su hermano… ovvero “Il regalo per Davide fu comprato da Giovanni e suo fratello”.

L’approssimazione o la definizione dello spazio e del tempo

Altra differenza è che possiamo associare por sempre (più o meno) a un’idea di approssimazione dello spazio e del tempo mentre para indicherà sempre qualcosa di maggiormente definito. Indicando uno spazio, un luogo, La casa de Alba está por ahí…. “La casa di Alba è da quelle parti, per di là”…. por indicherà un luogo approssimato… ma José salió para Alemania el mes pasado… “Giuseppe è partito per la Germania il mese scorso” con para che specificherà il luogo a cui si è diretti. E lo stesso quando si fa riferimento al tempo, l’approssimazione di un periodo sia nel passato che nel futuro si ha con por… Por aquel entonces… A quel tempo, in quel periodo, in quell’epoca… Mis padres vendrán a verme por las Navidades… “I miei genitori verranno a trovarmi per (nel periodo delle) le vacanze di Natale… mentre para indica più che altro una scadenza, un termine ultimo ben definito… Tenemos que entregar el enforme para el próximo lúnes… “Dobbiamo consegnare il rapporto per lunedì prossimo”.

La sostituzione o l’affiancamento 

Ancora, por si usa quando si fa riferimento genericamente all’idea di sostituzione (di una persona, un oggetto) mentre para è più vicino a quello di affiancamento. In uno scambio di oggetti por indicherà ciò che si è dato/ricevuto in cambio… A María le di mi colección de sellos por su reloj… “A Maria le diedi la mia collezione di francobolli in cambio del suo orologio”… mentre nel confronto tra diverse possibilità para indica ciò di cui si cerca o si indica la migliore… para reloj, el de María es el mejor de todos… “Tra gli orologi, quello di Maria è il migliore”…. e in modo simile quando ci si sostituisce a una persona è presente por Ahora les estoy hablando a ustedes por toda la clase…  “Ora vi sto parlando in nome di tutta la classe”… mentre para evidenzierà il confronto o la proporzione di quella persona con una categoria, un modo di essere senza rimpiazzarla… Para ser un principiante ya sabe tocar el piano muy bien… “Per essere un principiante sa già suonare molto bene il piano” .

Ciao

Giovanni

Atrás, adelante, adentro, afuera e in ogni luogo

Dal momento che ci si avvicina alla fine di un anno (momento in cui si può guardare indietro) e all’inizio di uno nuovo (quindi avanti), può essere l’occasione per riportare un paio di suggerimenti rapidi su due coppie di avverbi, atrás/detrás (“indietro/dietro”) e adelante/delante (“avanti/davanti”) – ma non solo queste in verítà – che come aun/aún di un post precedente risultano a volte un po’ impicciosi; in verità, non andando troppo per il sottile, potremmo aggiungere anche adentro/dentro (“dentro”) e afuera/fuera (“fuori”).

Allora, il primo dei due è abbastanza diretto, doppio de, ovvero quando questi avverbi/locuzioni preposizionali sono seguiti da un de + nome per indicare “avanti, dietro, dentro o fuori qualcosa”, la forma da utilizzare è proprio quella con de, così si avrà detrás de, delante de, dentro de (fuera de non rispetta esattamente questa regoletta) per dire ad es. detrás de la casa (“dietro la casa”), delante de tu coche (davanti la tua auto”), dentro de un barco (“dentro una nave”) etc.

Il secondo dice che quando si deve indicare una direzione o un movimento anche figurato la forma da utilizzare è quella con a, proprio la stessa lettera che di base si usa per il moto a luogo (movimento appunto); quindi sarà siga adelante (“prosegua avanti”), mira atràs si lo ves (“guarda indietro se lo vedi”), vamos afuera a tomar el sol (“andiamo fuori a prendere il sole), volvamos adentro que va a llover (torniamo dentro che sta per piovere).

Tutto qui

Ciao

Giovanni

So'(y) de Roma

Se Madrid e Roma sono praticamente sulla stessa latitudine un motivo ci sarà.

Il fatto è che in spagnolo ci sono almeno tre parole, o meglio tre coppie di parole, che sono completamente simmetriche rispetto all’italiano:

  • il se spagnolo vuol dire “si” (nel senso del pronome riflessivo e del se impersonale, e non solo, ma restiamo su questi due) e il si vuol dire “se” (nel senso della congiunzione ipotetica)

-> se viste cómo quiera, cioé “si veste come vuole”

-> si lo veo…, cioé “se lo vedo…”

  • me in spagnolo vuol dire “mi” (pronome complemento) e ovviamente mí corrisponde a “me”

-> me extraña mucho, cioé “mi manca molto”

-> A quién? A mí!, cioé “A chi? A me!”

  • e neanche a dirlo te spagnolo corrisponderà a “ti” italiano (anche qui pronome complemento) e ti corrisponderà a “te” in italiano

-> te llamo mañana, cioé “ti chiamo domani”

-> A quién? A ti!, cioé “A chi? A te!”

Per fortuna, in caso di equivoci, viene in aiuto il romanesco, nel quale, neanche a dirlo, “se”, “si”, “mi” e “ti” italiani si dicono proprio “si”, “se”, “me” e “te”, ovvero tali e quali allo spagnolo! Così, se a Madrid diremo si te pilloa Roma diranno “si te pijo” (uguale!), per dire “se ti prendo”; e se a Madrid o se me ama o se me odia a Roma “o me se ama o me se odia” (uguale! a parte l’inversione…).

Tutto qui

Giovanni

Por qué y sus hermanos

Il nome del post deriva dal fatto che in spagnolo esistono quattro espressioni clamorosamente simili, ovvero

porque
por qué
por que
porqué

Ora la mia impressione è che le due più frequenti siano (non a caso) le prime due perché si usano rispettivamente per introdurre una subordinata causale (la prima) e per fare una domanda (la seconda).

La scorciatoia per ricordarsi la forma corretta è che la prima espressione è formata da una sola parola senza accento mentre la seconda è formata da due parole di cui una con accento, cosicché anche se si parla di espressioni simili le due più frequenti sono le più diverse possibili; e ovviamente quella che si usa per fare una domanda (che in genere ha una intonazione crescente sul finale) è quella accentata (quindi anch’essa con intonazione crescente al finale come la domanda che introduce).

Infine porqué si usa come sostantivo (no conozco el porqué de tu elección, non conosco il perché della tua scelta) mentre por que (per il/la quale) è un costrutto relativo (la razón por que no vino, la ragione per cui non venne) e può trovarsi anche come por el/la cual.

A presto

Giovanni

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