Falsos amigos – Da un asciugamano a un mantello

Quando qualche giorno fa girando su Spagnololibero.it mi sono imbattuto nella presentazione del libro di Ivan Lo Giudice I falsi amici più comuni dello spagnolo” sui falsos amigos, ho pensato che difficilmente avrei inserito qui qualcosa a riguardo,  non volendo semplicemente scrivere un elenco che non sarebbe stato né esaustivo né utile.

Poi mi sono ricordato di come alcuni di loro si associavano formando delle catene di falsos amigos. Una era questa, se ne ricorderò altre più avanti aggiungerò anche quelle:

la toalla non è una ‘tovaglia’ bensi un ‘asciugamano’, perché tovaglia si dice mantel… che ovviamento non è un ‘mantello’, dato che il ‘mantello’ in spagnolo è la capa, da non confondere né con un superiore donna (jefe), né con la testa (cabeza)…

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Giovanni

Dalla F hasta la H (o sea, da una lettera hasta una letra)

Oggi mi piacerebbe iniziare una serie di post per la rubrica Da una lettera hasta una letra che contengano delle brevissime regolette per tutti quei casi in cui la traduzione spagnola è abbastanza simile alla parola italiana (quindi senza falsos amigos) ma è ricorrente sempre la trasformazione di una lettera italiana in una diversa letra spagnola.

Come da titolo è abbastanza frequente che parole italiane che inizino per effe seguita da vocale abbiano la effe trasformata in acca (la hache spagnola, sempre muta), ancora di più se questa sillaba in italiano è accentata. Troveremo quindi che

     ♠   la ‘fata diventerà hada e il ‘faggio’ diventerà haya (qui cambia anche il genere)

     ♠   il ‘ferro’ sarà el hierro

     ♠   una ‘foglia’ si dirà una hoja e un ‘figlio’ un hijo

     ♠   e infine ci sarà humo (ovvero ‘fumo’) e si andranno a raccogliere hongos (ovvero ‘funghi’, anche se setas forse è più frequente)

e lo stesso varrà anche per i verbi, come herir (‘ferire’) e huir (‘fuggire’).

 

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Giovanni

Stringere, o sea: una palabra, cien traducciones

Per la rubrica sulle diverse traduzioni in spagnolo di una parola italiana, oggi parliamo del verbo ‘stringere(si)’ aggiungendo qualche indicazione per associare più facilmente la corrispondenza più adatta. Allora, tralasciando i significati più remoti, possiamo dire che le traduzioni più frequenti sono

♦   estrechar è la traduzione più immediata e generica e va bene ogni volta in cui ciò che prevale è un movimento applicato dall’esterno su un altro oggetto (la sastre me estrechó los pantalones, ‘la sarta mi strinse i pantaloni’), anche reciprocamente (se estrecharon las manos, ‘si strinsero la mano’)

→ l’idea di rendere qualcosa più piccolo, quindi in un certo senso più stretto, è contenuta nella componente estrecho (‘stretto’) da cui il verbo deriva

♦   encogerse possiamo usarlo quando c’è l’idea di un movimento verso (il proprio) interno, quindi nel senso di ‘restringersi’ o ‘ritirarsi’ (se me ha encogido el jersey de lana, ovvero ‘si è ristretto il maglione di lana’) o ‘chiudersi in se stesso’ (encogerse de hombros, ovvero ‘stringersi nelle spalle’)

→ un indizio è dato dal prefisso en- corrispondente all’italiano ‘im-‘ di alcuni verbi come implodere, imbustare, imbottigliare etc…

♦   apretar qui, almeno per quanto è capitato a me di incontrare questo verbo, ciò che si sottintende è sempre in qualche modo la pressione effettuata sul complemento (Tomó mi mano entre las suyas y la apretó, ovvero ‘prese la mia mano tra le sue e la strinse’)

→ l’idea di pressione è contenuta nella parte pret- del verbo

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Giovanni

También y tampoco

También e tampoco significano rispettivamente ‘anche’ e ‘neanche’ quando questi due avverbi vengono utilizzati per aggiungere un’ulteriore affermazione o negazione a una precedentemente espressa

Mañana me apetecería ir al cine. A mí también.   →   Domani mi piacerebbe andare al cinema. Anche a me.

A mí no me gusta nada madrugar. A mí tampoco.  →   A me non piace affatto svegliarmi presto. Neanche a me

A differenza dell’italiano, però, in cui è la parte iniziale dell’avverbio a cambiare (‘anche’ e ‘ne-anche’), in spagnolo è la parte finale a modificarsi (tam-bien tam-poco). Allora un piccolo indizio per ricordarsi quale dei due indica un’aggiunta ad un’affermazione e quale ad una negazione è pensare i due aggettivi proprio come li ho scritti poco fa, perché

  • también suona come tan bien, ovvero così bene (cioè bene come l’affermazione che la precede)
  • tampoco suona come tan poco, ovvero così poco (cioè poco/niente come la negazione che la precede)

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Giovanni

Biglietto, o sea: una palabra, cien traducciones

Oggi inauguriamo la rubrica una palabra, cien traducciones dove cercherò di riportare di volta in volta le parole di uso comune che in spagnolo presentano diverse traduzioni a seconda del contesto cui si riferiscono.

Dal momento che si va verso il periodo invernale e in Spagna già ci si prepara al Gordo (la lotteria nazionale, probabilmente più sentita della nostra) mi è venuto in mente di iniziare con ‘biglietto’. Le traduzioni principali con qualche suggerimento sono

  • Billete     e fin qui nessun problema, è la traduzione generica e si usa per indicare il biglietto dei mezzi di trasporto e le banconote (come in italiano!)
  • Entrada   indica in special modo i biglietti di spettacoli, performance etc. come se acquistassimo effettivamente il diritto all’entrata della location dove si effettua lo spettacolo
  • Tarjeta    possiamo usarlo ogni volta che il biglietto ci ricorda una ‘targhetta’ o ‘scheda’ come ad es. il biglietto da visita (tarjeta de presentación/visita o tarjeta personal/professional) o il biglietto d’auguri (tarjeta de cumpleaños)

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Giovanni

Aun y aún, historia sin fin

Credo che l’uso, le differenze e la sovrapposizione tra aun y aún siano uno dei topic più discussi in tutti i forum di spagnolo (wordreference per esempio). Qui riporto solo un piccolo suggerimento per non confondersi, soprattutto all’inizio, nella scelta della traduzione dell’italiano ‘anche’ (nel primo caso) e ‘ancora’ (nel secondo):

aun si pronuncia con accento sulla ‘a’, proprio come ‘anche’ in italiano
aún si pronuncia accentuando la seconda vocale, proprio come ‘ancora’ in italiano

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A presto

Giovanni

Por qué y sus hermanos

Il nome del post deriva dal fatto che in spagnolo esistono quattro espressioni clamorosamente simili, ovvero

porque
por qué
por que
porqué

Ora la mia impressione è che le due più frequenti siano (non a caso) le prime due perché si usano rispettivamente per introdurre una subordinata causale (la prima) e per fare una domanda (la seconda).

La scorciatoia per ricordarsi la forma corretta è che la prima espressione è formata da una sola parola senza accento mentre la seconda è formata da due parole di cui una con accento, cosicché anche se si parla di espressioni simili le due più frequenti sono le più diverse possibili; e ovviamente quella che si usa per fare una domanda (che in genere ha una intonazione crescente sul finale) è quella accentata (quindi anch’essa con intonazione crescente al finale come la domanda che introduce).

Infine porqué si usa come sostantivo (no conozco el porqué de tu elección, non conosco il perché della tua scelta) mentre por que (per il/la quale) è un costrutto relativo (la razón por que no vino, la ragione per cui non venne) e può trovarsi anche come por el/la cual.

A presto

Giovanni

Vamos a empezar

Dal momento che oggi sono arrivato a Toledo ed essendo il primo viaggio in Spagna dopo aver iniziato a studiare questa lingua qualche tempo fa, mi sembra un buon giorno per iniziare questo diario (sperando di avere la voglia e la costanza di portarlo avanti senza obblighi e scadenze).

L’idea (abbastanza ambiziosa a dire il vero) è quella di riportare qualche suggerimento, scorciatoia o consiglio per ricordarsi (e ricordarmi!) i temi più diversi riguardanti il lessico, la grammatica e così via.

Non avendo nessun titolo accademico, quello che è riportato qui è frutto semplicemente della mia conoscenza e dei miei dubbi; non mi assumo quindi nessuna responsabilità dall’uso delle note riportate in questo diario ma anzi sono benvenute eventuali indicazioni e correzioni.

A presto

Giovanni

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