Cianfrusaglie…

L’estate è anche o forse soprattutto il tempo della leggerezza, della futilità e dell’abbondanza e poche cose rispecchiano tale idea come le cianfrusaglie di cui ci si circonda. Dal momento che né lo spagnolo né l’immagine che spesso – non sempre a ragione – si ha della Spagna possono definirsi esattamente come una manifestazione di minimalismo ed essenzialità non sorprende che ci si imbatta in una pletora di parole che in un modo o nell’altro si riferiscono a qualcosa o ad un insieme di cose a volte senza nome, a volte non più funzionanti, a volte incomplete…

Le cianfrusaglie intese come cose piccole e per lo più inutili sono los chismes, los cachivaches, los trastos, usati ovviamente al plurale

Ya es hora de que tires todos estos chismes / cachivaches / trastos a la basura

E’ ora di buttare tutte queste cianfrusaglie

mentre al singolare il significato è più neutrale è indica un aggeggio, un arnese, un coso…

En la oficina tengo un cachivache que nos vendrá utilísimo para este trabajo

In ufficio ho un aggeggio che ci sarà utilissimo per questo lavoro

Attenzione, però, che los trastos sono anche semplicemente gli attrezzi, gli strumenti necessari per qualcosa…

 

Una cianfrusaglia che è in verità semplicemente una sciocchezza, una piccolezza da regalare è una chuchería

Cuando estoy de viaje siempre compro unas chucerías para mis amigos

Quando viaggio compre sempre qualcosa (…) per i miei amici

 

Se invece le cianfrusaglie sono in verità oggetti vecchi o che non funzionano più o che sono ingombranti ovvero dei catorci, allora abbiamo a che fare con una chatarra o un cacharro, ovvero una paccottaglia, un rottame… che suonano più o meno come l’italiano catorcio

Parece mentira que todavía ande con ese cacharro

Sembra incredibile che vada ancora in giro con quel rottame

 

E se non bastasse ci sono anche la metralla (ferrovecchio, spiccioli…) o las menudencias (spiccioli, monetine…) ma forse meno nella lingua parlata

Buenas vacaciones

Giovanni

Scegliere lo spagnolo (elegir, escoger, preferir, decidir…)

Quando si tratta di scegliere come esprimere in spagnolo l’idea di scegliere si hanno a disposizione fondamentalmente due possibilità: elegir e escoger. I due verbi hanno quasi completamente lo stesso significato e quindi possono essere praticamente sempre interscambiati.

Acabo de elegir mi nuevo coche, cioè “Ho appena scelto la mia nuova auto”

Escoge los pantalones que quieres ponerte esta noche, cioè “Scegli i pantaloni che vuoi metterti stasera”

In alcuni casi, però, c’è una sfumatura differente nello “scegliere” che può rendere preferibile una delle due traduzioni, o almeno empiricamente così mi sembra: quando la scelta è tra elementi più o meno definiti in un insieme più o meno limitato, o quando la scelta è in verità l’individuazione della parte migliore o preferibile… qui escoger rende meglio l’idea e come detto non è più corretto ma solo più adatto…

Han quedado solo esos libros… puedes escoger los que quieras, cioè “Sono rimasti solo quei libri, puoi scegliere quelli che vuoi”

En tales asuntos es importante escoger las palabras adecuadas, ovvero “In circostanze così è importante scegliere le parole adeguate”

Trucco semplice per ricordarlo è coger (cogliere, prendere) contenuto dentro escoger, quando la scelta comporta cogliere, raccogliere o prendere tra ciò che è disponibile…

Infine, se scegliere vuol dire nettamente preferire o decidere allora come in italiano abbiamo anche preferir o decidir

Ha decidido marcharse a Buenos Aires, “Ha scelto di trasferirsi a Buenos Aires”

Alla prossima

Giovanni

 

 

 

L’importanza di un accento

Questa sera post rapidissimo e poco formattato via telefonino essendo il pc scarico. Allora partendo dal presupposto che i verbi irregolari non andrebbero imparati a memoria o come elenco di eccezioni (soprattutto per chi come me ha poca memoria), in caso di dubbi una regolina rapidissima è che quasi tutti i verbi con irregolarità proprie nella desinenza del passato remoto di qualunque coniugazione siano finiscono per avere la prima e la terza persona singolare uguali a quelle della prima coniugazione e ma non accentate, quindi -e e -o. Così avendo la forma regolare amé e amó si avrà ad es. estuve e estuvo per la prima coniugazione  (“stetti” e “stette”), traje e trajo per la seconda (“portai” e “portò”) e infine dije e dijo per la terza (“dissi” e “disse”); per le altre persone le desinenze restano di base quelle normali.

Giovanni

Mettere i puntini sulle i, o almeno le i (o sea, irregolarità della terza coniugazione)

Oggi per la prima volta – almeno così mi sembra – metto qui due righe sui verbi irregolari, in particolare su quelli della terza coniugazione. Questo suggerimento lo trovai nelle prime dispense di spagnolo stampate da internet e stranamente in nessun’altra parte più, anche se realmente utile.

Allora la storia è questa: in diverse grammatiche nella presentazione delle irregolarità viene riportato che i verbi della terza coniugazione che terminano in -entir, -ertir, -erir  (es. sentir, “sentire”) cambiano la -e della radice in -i alla

♦   3^ persona singolare e plurale del passato remoto (sintió, sintieron) e da qui, come forme verbali derivate, anche

     ♦   in tutto il congiuntivo imperfetto (sintiera, sintieras, sintiera, sintiéramos, sintierais, sintieran)

♦   1^ e 2^ persona plurale del congiuntivo presente (sintamos, sintáis) e da qui, essendo in verità prese dal congiuntivo,

     ♦   1^ persona plurale dell’imperativo affermativo e 1^ e 2^ persona plurale dell’imperativo negativo (no sintamos, no sintáis).

Ora fortuna o coincidenza vuole che in tutti questi casi la -i è seguita da un dittongo (-ie -io) oppure da una -a tonica, quindi un scorciatoia in caso di dubbi è che

  • per questi verbi la -e diventa -i davanti a dittongo o ad -a tonica (e solo in questo caso)
  • per tutti gli altri verbi della terza coniugazione con -e nella penultima sillaba (es. medir, “misurare”, pedir, “chiedere”) davanti a dittongo o ad -a tonica la -e continuerà a diventare -i  (midió, “misurò”), ma purtroppo diventerà -i anche in altri casi (yo mido, tú mides, él/ella mide… “io misuro”, “tu misuri”, “lui/lei misura”…)

Verbi comuni con irregolarità proprie come decirvenir sono da considerare a parte.

A presto

Ciao

Giovanni

 

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