Carta, papel, tarjeta (o sea una palabra mil traducciones)

In spagnolo esistono fondamentalmente tre modi di tradurre la parola carta e con un po’ di fantasia si possono associare alla minore o maggiore consistenza materiale che questa carta ha.

La carta si usa meno frequentemente delle altre traduzioni e spesso si trova in espressioni che si riferiscono più al contenuto che all’oggetto in sé, con qualcosa che ruota attorno all’idea di lista, elenco, elencazione, dichiarazione etc. come Carta Costitucional o Carta de los derechos o carta de vinos. Anche perché nove volte su dieci una carta è una lettera (antes se escribían muchas más cartas, prima si scrivevano molte più carte).

El papel è probabilmente la traduzione più usata, sono i fogli su cui si scrive (foglio di carta è hoja de papel), i documenti (los papeles), le scartoffie, la carta da forno (papel de horno), la carta fotografica, la carta stagnola (papel de plata), la carta copiativa (papel cebolla) e così via.

La tarjeta è più semplicemente una targhetta come nella carta di credito (tarjeta de crédito), nella carta telefonica (tarjeta telefónica) che non si usa più, la carta d’identità (tarjeta de identidad) e così via.

Infine, fuori dal coro, le carte geografiche o stradali sono sempre mapas.

Alla prossima

Giovanni

 

Averiguar y comprobar

Averiguar e comprobar sono due verbi abbastanza simili che sono spesso tradotti come verificare. In verità c’è una piccola differenza di significato che le parole stesse averiguar e comprobar possono aiutare a ricordare.

Averiguar contiene ver, come verità, cosicché averiguar è andare verso (a) la verità  (ver in veriguar), così come acostumbrarse (abituarsi) è a-costumbrarse, approssimarsi all’abitudine (costumbre), aclarar è a-clarar, andare verso o mettere qualcosa in chiaro (claro) e così via…

Comprobar, invece, e in maniera simile all’italiano, indica la verifica della verità di qualcosa con prove (con pruebas), che però in parte già si ha o si conosce.

Uno che averigua è uno che non conosce ancora qualcosa e la deve scoprire mentre uno che comprueba è uno che verifica qualcosa che già conosce.

Più o meno, quindi, diremo

Verifica a che ora è partito l’aereo Averigua a qué hora ha salido el avión

ma

Verifica che l’aereo sia partito in orario Comprueba que el avión haya salido en horario

 

Giovanni

 

Questo è un post bello e buono

Come il titolo del post anticipa espressamente queste righe sono dedicate a due aggettivi che a volte in italiano – soprattutto quello parlato – vengono usati indifferentemente più di quanto faccia lo spagnolo.

In pratica all’italiano bello corrisponderà l’equivalente (letterale)spagnolo solo se è usato in senso stretto ed è chiaramente riferito alla bellezza di qualcuno o qualcosa (esteriore o meno); a quel punto a seconda del contesto si avrà una scelta tra hermoso, guapo, bonito...

una mujer hermosa (cioè una bella donna), un chico que no es muy guapo pero bastante listo (cioè un ragazzo che non è molto bello ma abbastanza intelligente) o un coche bonito (una macchina carina)….

…ma in tutti gli altri casi in cui bello/bella sono usati più che altro come rafforzativo il corrispondente spagnolo non sarà quello letterale ma spesso (quasi sempre) bueno/buena…

da gana un buen sueldo (guadagna una bella somma) a voy a tomarme una buena ducha (mi farò una bella doccia)…

el tío de Juan se ha comprado un buen coche (lo zio di Giovanni si è comprato proprio una bella macchina), cioè grande, potente, veloce mentre el tío de Juan se ha comprado un coche bonito (lo zio di Giovanni si è comprato una macchina carina), cioè carina, bella a vedersi più che altro…

hay que hacer una buena acción de vez en cuando (bisogna fare una bella azione di tanto in tanto)

In verità bueno/buena sostituisce normalmente anche il nostro bravo/bravo, come es un buen maestro (è un buon maestro, cioè è un maestro bravo), ecco perché bueno è così ricorrente (è anche avverbio, intercalare, riempitivo etc…), ma questa è un’altra storia…

Bueno,

alla prossima

Giovanni

 

Curiosidades – Capítulo II (paraguas, demás, fijarse…)

Allora qualche suggerimento e riflessione semplice semplice…

Usiamo l’ombrello per proteggerci dalla pioggia, cioè per fermare (parar) l’acqua (aguas al plurale) che viene giù… quindi un ombrello è un paraguas

Quando ci riferiamo all’altro, agli altri, a tutto il resto rispetto a ciò di cui si sta parlando (es. a casa qualche problema, per il resto tutto bene oppure con fratelli, cugini e il resto della famiglia), si tira in ballo la parte che è di più (de más) in confronto a ciò che citiamo esplicitamente… da qui che l’altro è lo demás, gli altri los demás, per il resto diventerà por lo demás e così via…

Se si presta molta attenzione a qualcosa o si chiede a qualcuno di fare o dare molta attenzione forse si finirà per fermarsi e concentrarsi su questa cosa, quasi ci si fissasse (fijarse) in (en) ciò che richiede la nostra attenzione… ecco che prestare attenzione a qualcosa diventa fijarse en qualcosa… prestava attenzione a tutto quello che gli succedeva intorno si può rendere se fijaba en todo lo que pasara a su alrededor… e espressioni come guarda!, guarda un pò! eccome! nella lingua colloquiale diventano semplicemente fíjate!

Alla prossima

Giovanni

 

 

 

Cianfrusaglie…

L’estate è anche o forse soprattutto il tempo della leggerezza, della futilità e dell’abbondanza e poche cose rispecchiano tale idea come le cianfrusaglie di cui ci si circonda. Dal momento che né lo spagnolo né l’immagine che spesso – non sempre a ragione – si ha della Spagna possono definirsi esattamente come una manifestazione di minimalismo ed essenzialità non sorprende che ci si imbatta in una pletora di parole che in un modo o nell’altro si riferiscono a qualcosa o ad un insieme di cose a volte senza nome, a volte non più funzionanti, a volte incomplete…

Le cianfrusaglie intese come cose piccole e per lo più inutili sono los chismes, los cachivaches, los trastos, usati ovviamente al plurale

Ya es hora de que tires todos estos chismes / cachivaches / trastos a la basura

E’ ora di buttare tutte queste cianfrusaglie

mentre al singolare il significato è più neutrale è indica un aggeggio, un arnese, un coso…

En la oficina tengo un cachivache que nos vendrá utilísimo para este trabajo

In ufficio ho un aggeggio che ci sarà utilissimo per questo lavoro

Attenzione, però, che los trastos sono anche semplicemente gli attrezzi, gli strumenti necessari per qualcosa…

 

Una cianfrusaglia che è in verità semplicemente una sciocchezza, una piccolezza da regalare è una chuchería

Cuando estoy de viaje siempre compro unas chucerías para mis amigos

Quando viaggio compre sempre qualcosa (…) per i miei amici

 

Se invece le cianfrusaglie sono in verità oggetti vecchi o che non funzionano più o che sono ingombranti ovvero dei catorci, allora abbiamo a che fare con una chatarra o un cacharro, ovvero una paccottaglia, un rottame… che suonano più o meno come l’italiano catorcio

Parece mentira que todavía ande con ese cacharro

Sembra incredibile che vada ancora in giro con quel rottame

 

E se non bastasse ci sono anche la metralla (ferrovecchio, spiccioli…) o las menudencias (spiccioli, monetine…) ma forse meno nella lingua parlata

Buenas vacaciones

Giovanni

Rebasar (oltrepassare i limiti)

Rebasar, purtroppo, per quanto simile all’italiano non si traduce affatto con ribassare, che propriamente è rebajar: la rebaja è infatti lo sconto (ribassare il prezzo) e las rebajas sono i saldi, cioé gli sconti per antonomasia.

Rebasar, invece, vuo dire superare e più in particolare superare o oltrepassare un limite, andare al di sopra di un livello o scavalcare un’asticella, come quando el río ha rebasado su nivel ususal (il fiume ha superato il suo livello abituale) o esto rebasa toda mi paciencia (questo oltrepassa la mia pazienza).

Ma – suggerimento – superare un livello o un limite non vuol dire in qualche modo vederlo più in basso come se l’avessimo ribassato?

Ciao

Giovanni

 

 

 

Tobillo, descansillo, bolsillo…

Seconda puntata riguardante quella piccola parte di falsos amigos rappresentata da parole che sono completamente spagnole ma che a dispetto della terminazione in -illo/a non sono diminutivi/vezzeggiativi di altre ma hanno in realtà un diverso significato.

Allora, un tobillo non è un piccolo pezzo di tufo (la toba) ma semplicemente una caviglia…

E in maniera simile se sentiamo parlare di un descansillo non sarà un piccolo riposo (descanso) ma al pianerottolo tra rampe di scale (ma non serve a fare una breve pausa tra una rampa e l’altra?)

Infine, se mettiamo una cosa nel bolsillo normalmente non stiamo parlando di una piccola borsetta, oggetto che in spagnolo si merita un sostantivo base (bolso), ma di una (piccola?) tasca.

Altri? Alla prossima

Giovanni

Da EZZA hasta URA (o sea, da una lettera hasta una letra)

Esiste tutta una serie di parole spagnole nelle quali al suffisso -ezza italiano corrisponde quello -ura spagnolo.

Abbiamo ad esempio ampiezza che diventa anchura e altezza che diventa altura (alteza si usa nel senso di altezza reale…) così come i loro contrari strettezza che si può tradurre angostura (poco usato in verità) e bassezza che diventa bajura. Anche lunghezza assumerà questo suffisso diventando largura (tra l’altro è un falso amico richiamando l’italiano largo…), fattezze diventerà hechuras, tenerezza sarà ternura e così via…

Come si può notare, tra l’altro, molte di queste corrispondenze riguardano sostantivi legati alla misurazione

Il mobile è alto circa due metri sarà El mueble mide unos dos metros de altura (che deriva da Il mobile misura circa due metri di altezza)

oppure

Quel fiume sarà ampio almeno una decina di metri diventerà Ese río debe de ser por lo menos una decina de metros de anchura (che deriva da Quel fiume sará almeno una decina di metri di ampiezza)

mentre le traduzioni più simili all’italiano (alteza per altezza e bajeza per bassezza) si rifanno ad altri mondi, anche figurati (la bassezza di spirito, ad esempio).

Giovanni

Scegliere lo spagnolo (elegir, escoger, preferir, decidir…)

Quando si tratta di scegliere come esprimere in spagnolo l’idea di scegliere si hanno a disposizione fondamentalmente due possibilità: elegir e escoger. I due verbi hanno quasi completamente lo stesso significato e quindi possono essere praticamente sempre interscambiati.

Acabo de elegir mi nuevo coche, cioè “Ho appena scelto la mia nuova auto”

Escoge los pantalones que quieres ponerte esta noche, cioè “Scegli i pantaloni che vuoi metterti stasera”

In alcuni casi, però, c’è una sfumatura differente nello “scegliere” che può rendere preferibile una delle due traduzioni, o almeno empiricamente così mi sembra: quando la scelta è tra elementi più o meno definiti in un insieme più o meno limitato, o quando la scelta è in verità l’individuazione della parte migliore o preferibile… qui escoger rende meglio l’idea e come detto non è più corretto ma solo più adatto…

Han quedado solo esos libros… puedes escoger los que quieras, cioè “Sono rimasti solo quei libri, puoi scegliere quelli che vuoi”

En tales asuntos es importante escoger las palabras adecuadas, ovvero “In circostanze così è importante scegliere le parole adeguate”

Trucco semplice per ricordarlo è coger (cogliere, prendere) contenuto dentro escoger, quando la scelta comporta cogliere, raccogliere o prendere tra ciò che è disponibile…

Infine, se scegliere vuol dire nettamente preferire o decidere allora come in italiano abbiamo anche preferir o decidir

Ha decidido marcharse a Buenos Aires, “Ha scelto di trasferirsi a Buenos Aires”

Alla prossima

Giovanni

 

 

 

Olvidar e dimenticare, olvidarse e dimenticarsi

In spagnolo l’idea di dimenticare qualcosa o qualcuno può essere espressa almeno con 3 modi diversi di utilizzare il verbo olvidar. Quello che voglio riportare qui è che esiste un legame tra la costruzione del verbo utilizzata e la sfumatura che si comunica: meno il legame soggetto-verbo è “diretto e immediato”, minore è l’intenzionalità che si dà alla dimenticanza (del soggetto).

♠   Soggetto (chi dimentica) e verbo 

yo he olvidado su nombre “ho dimenticato il suo nome”
tú olvidaste contarle lo que había pasado “dimenticasti di raccontargli quello che era successo”

la presenza del solo soggetto e verbo evidenziano che chi compie l’azione di dimenticare ha la piena responsabilità della stessa

♠   Soggetto (chi dimentica), verbo, pronome e preposizione 

yo me he olvidado de su nombre “mi sono dimenticato dell suo nome”
te olvidaste de contarle lo que había pasado “ti dimenticasti di raccontargli quello che era successo”

al soggetto e verbo si aggiunge il pronome complemento ad indicare che l’azione è fatta dal soggetto ma gli ricade un po’ addosso, al di là della propria volontà; infine

♠   Soggetto (la cosa dimenticata), verbo, pronome (chi dimentica) 

se me ha olvidado su nombre che suona come “il suo nome si è dimenticato a me”, “mi è sfuggito il suo nome”
se te olvidó contarle lo que había pasado “raccontargli quello che era successo si dimenticò a te”, “ti sfuggì di raccontargli quello che era successo”

la cosa dimenticata diventa il soggetto dell’azione e la dimenticanza è qualcosa che semplicemente accade alla persona.

Ciao ciao

Giovanni

P.S. Muchísimas gracias a Hispanoteca por su preciosa inspiración

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