Falsos amigos della pronuncia

Quando si parla di falsos amigos (falsi amici) ci si riferisce normalmente a parole spagnole che si pronunciano esattamente o quasi esattamente come parole italiane ma dal significato differente; l’esempio classico è largo (lungo in italiano)

Ci sono parole che non sono falsos amigos ma si comportano come tali perché, pur scrivendosi in maniera (quasi) identica all’italiano, si pronunciano diversamente.

Alcune sono raggruppabili e ricordabili perché escono in -cia o -gia come (in grassetto la sillaba tonica)

aristocracia

democracia

agencia

estrategia

ma purtroppo altre no, come

periodo

poglota

hipotermia

La difficoltà – se così si può dire – sta solo nel ricordarselo quando si parla, non cioè nella lettura, dal momento che in questo caso il sistema degli accenti dello spagnolo – a differenza dell’italiano – non lascia spazio ad ambiguità.

In italiano aristocrazia e malizia terminano entrambe in -zia ed entrambe vengono scritte senza accento grafico, ma nella prima si fa cadere la voce sulla sillaba -zi (aristocrazia) mentre nella seconda sulla sillaba -li (malizia)

In spagnolo una parola terminante per vocale senza accento grafico è sempre piana, cosicché aristocracia si pronuncerà aristocracia, malicia si pronuncerà malicia etc.

Ciao ciao

Giovanni

 

Questo è un post bello e buono

Come il titolo del post anticipa espressamente queste righe sono dedicate a due aggettivi che a volte in italiano – soprattutto quello parlato – vengono usati indifferentemente più di quanto faccia lo spagnolo.

In pratica all’italiano bello corrisponderà l’equivalente (letterale)spagnolo solo se è usato in senso stretto ed è chiaramente riferito alla bellezza di qualcuno o qualcosa (esteriore o meno); a quel punto a seconda del contesto si avrà una scelta tra hermoso, guapo, bonito...

una mujer hermosa (cioè una bella donna), un chico que no es muy guapo pero bastante listo (cioè un ragazzo che non è molto bello ma abbastanza intelligente) o un coche bonito (una macchina carina)….

…ma in tutti gli altri casi in cui bello/bella sono usati più che altro come rafforzativo il corrispondente spagnolo non sarà quello letterale ma spesso (quasi sempre) bueno/buena…

da gana un buen sueldo (guadagna una bella somma) a voy a tomarme una buena ducha (mi farò una bella doccia)…

el tío de Juan se ha comprado un buen coche (lo zio di Giovanni si è comprato proprio una bella macchina), cioè grande, potente, veloce mentre el tío de Juan se ha comprado un coche bonito (lo zio di Giovanni si è comprato una macchina carina), cioè carina, bella a vedersi più che altro…

hay que hacer una buena acción de vez en cuando (bisogna fare una bella azione di tanto in tanto)

In verità bueno/buena sostituisce normalmente anche il nostro bravo/bravo, come es un buen maestro (è un buon maestro, cioè è un maestro bravo), ecco perché bueno è così ricorrente (è anche avverbio, intercalare, riempitivo etc…), ma questa è un’altra storia…

Bueno,

alla prossima

Giovanni

 

Tobillo, descansillo, bolsillo…

Seconda puntata riguardante quella piccola parte di falsos amigos rappresentata da parole che sono completamente spagnole ma che a dispetto della terminazione in -illo/a non sono diminutivi/vezzeggiativi di altre ma hanno in realtà un diverso significato.

Allora, un tobillo non è un piccolo pezzo di tufo (la toba) ma semplicemente una caviglia…

E in maniera simile se sentiamo parlare di un descansillo non sarà un piccolo riposo (descanso) ma al pianerottolo tra rampe di scale (ma non serve a fare una breve pausa tra una rampa e l’altra?)

Infine, se mettiamo una cosa nel bolsillo normalmente non stiamo parlando di una piccola borsetta, oggetto che in spagnolo si merita un sostantivo base (bolso), ma di una (piccola?) tasca.

Altri? Alla prossima

Giovanni

Da TT hasta CH (o sea, da una lettera hasta una letra)

Post lampo e in bianco e nero dedicato alla corrispondenza che spesso si trova tra la “TT” italiana e la “CH” spagnola in parole brevi, più che altro di un paio di sillabe e piane.

Si passa ad esempio da dicho (detto) a hecho (fatto), passando per lucha (lotta), techo (tetto, nel senso generico più che il tetto specifico di un’abitazione, tejado) o pecho (petto). Ancora, letto è lecho (oltre la cama spagnola, che rappresenta specificatamente il letto per dormire) così come un tratto è un trecho e il latte è la leche.

Ma non essendo una regola un macho spagnolo non sarà un matto italiano…

Altri esempi?

Ciao

Giovanni

Ladrillos (o sea, mattoncini da costruzione) – Capítulo II

Allora, secondo capitolo della serie nella quale cerco di descrivere come lo spagnolo si comporti (direi più dell’italiano) come una costruzione di mattoncini dai contorni ben saldi e definiti che possono essere – a seconda delle necessità – sostantivi, aggettivi, verbi o intere frasi senza che ciò modifichi il modo in cui questi mattoncini si legano tra di loro.

Nel post precedente avevo riportato il modo in cui, una volta conosciuta la costruzione di un aggettivo con relativa preposizione (seguro de, contento con, miedo a) a questi due mattoncini può far seguito un terzo senza che la natura di sostantivo o di intera frase cambi i due precedenti… miedo a tu perro, “paura del tuo cane”… come miedo a que te marches… “paura che te ne vada”… con miedo a che rimane sempre lo stesso, laddove in italiano si passa da “del” a “che”…

Un secondo  esempio si ha con le preposizioni hacia (verso) e contra (contro) e i pronomi complemento (mí, ti, él/ella etc.). Se in italiano si passa da “verso la campagna” a “verso di me”, aggiungendo “di”, in spagnolo si avrà tanto hacia el campo come hacia mí, senza aggiungere “di”, quindi unendo direttamente sia el campo che alla preposizione, indipendentemente dal fatto che il secondo sia una pronome complemento. Allo stesso modo si avrà “contro le avversità” ma “contro di te” in italiano mentre contra las adversidades come contra ti in spagnolo.

Alla prossima

Giovanni

Las concesivas

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Immagine

Ladrillos (o sea, mattoncini da costruzione)

Il post di oggi non ero molto sicuro di volerlo inserire, un po’ perché non granché, un po’ perché non ci sono veri e propri trucchi e regolette ma solo un suggerimento generico. In pratica, semplificando al massimo, possiamo dire che quando si ha a che fare con espressioni (forme verbali esplicite, verbo essere più aggettivo/sostantivo o addirittura anche solo aggettivo/sostantivo) che sono normalmente seguite da una preposizione, ad es.

estar seguro de (“essere sicuro di”)

apostar a (“scommettere su”)

contentarse con (“accontentarsi di”)

al contrario dell’italiano per lo spagnolo non fa differenza, ai fini dell’utilizzo o meno della preposizione, se queste espressioni introducono solo un sostantivo o un’intera preposizione verbale. Quindi sarà

estar seguro de nuestra victoria così come estar seguro de que vamos a ganar

“essere sicuro della nostra vittoria” ma “essere sicuro [] che vinceremo”

aposté a tu derrota così come aposté a que te derrotarían

“scommisi sulla tua sconfitta” ma “scommisi [] che avresti perso”

me contento con su llegada così come me contento con que haya llegado

“mi accontento del suo arrivo” ma “mi accontento [] che sia arrivata”

Come detto il modo più semplice che uso per ricordare questa differenza è tener presente che in queste situazioni lo spagnolo tende a comportarsi come l’unione di una serie di mattoncini in cui questi ultimi sono intercambiabili e il cambio non modifica il modo in cui sono uniti.

Alla prossima

Giovanni

L’importanza di un accento

Questa sera post rapidissimo e poco formattato via telefonino essendo il pc scarico. Allora partendo dal presupposto che i verbi irregolari non andrebbero imparati a memoria o come elenco di eccezioni (soprattutto per chi come me ha poca memoria), in caso di dubbi una regolina rapidissima è che quasi tutti i verbi con irregolarità proprie nella desinenza del passato remoto di qualunque coniugazione siano finiscono per avere la prima e la terza persona singolare uguali a quelle della prima coniugazione e ma non accentate, quindi -e e -o. Così avendo la forma regolare amé e amó si avrà ad es. estuve e estuvo per la prima coniugazione  (“stetti” e “stette”), traje e trajo per la seconda (“portai” e “portò”) e infine dije e dijo per la terza (“dissi” e “disse”); per le altre persone le desinenze restano di base quelle normali.

Giovanni

¿Lo leeréis este post? (o sea, pronomi e complementi)

Questa sera metto qui solo poche righe su uno dei miei argomenti preferiti nella grammatica spagnola, ovvero l’utilizzo dei pronomi complemento (diretto e indiretto). I pronomi oltre che sostituire integralmente il complemento (es. “Gli ho parlato ieri”, sottinteso a lui, a una persona citata in precedenza) possono anche affiancarsi a questo.

In spagnolo, quando un pronome che ha il ruolo di complemento oggetto o di termine si aggiunge al complemento (e non si sostituisce), valgono due regole che riporto qui di seguito

  • divieto dell’uso cataforico (cioè in anticipo) del pronome complemento oggetto

cioé ¿Lo quieres este libro? non dovrebbe essere usato, ma solo ¿Este libro, lo quieres? (“Questo libro, lo vuoi?)

  • obbligo dell’uso anaforico (cioé in ripresa) del pronome complemento di termine

cioé A tu padre hablo mañana non si dovrebbe utilizzare ma solo A tu padre le hablo mañana (“A tuo padre gli parlerò domani) 

Un piccolo suggerimento in caso di dubbio è che i termini delle due regole sono totalmente complementari (!!!), ovvero divieto nel primo, obbligo nel secondo, dell’uso anticipato nel primo, in ripresa nel secondo, per il complemento oggetto nel primo, di termine nel secondo.

Tra l’altro la prima regola non vale in alcune versioni dello spagnolo latino-americano, dove si può anticipare il complemento oggetto con il relativo pronome; mentre la seconda regola fa sì che alla fine il pronome complemento di termine si usi anche per anticipare prima del verbo il complemento di termine, cioé Hablaré a tu padre mañana è corretto, ma si sentirà dire sempre Le hablaré a tu padre mañana.

Hasta pronto

Giovanni

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