Hablar el español de España

Qualche considerazione su alcune espressioni che distinguono una frase spagnola da una italiana tradotta in spagnolo

Finalmente vs por fin

Finalmente non ha nessuna corrispondenza con l’analogo italiano essendo molto più neutro e simile al nostro Alla fine…; è Por fin che viene usato per l’esclamazione.

Primero puso la maleta en la cama y la abrió. Luego sacó todos sus vestidos del armario y eligió algunos. Finalmente recogió todos sus trastos y se fue.

Come prima cosa mise la valigia sul letto. Dopo tirñ fuori dall’armadio tutti i suoi vestiti e ne scelse qualcuno. Alla fine prese tutte le sue cose e se ne andò.

¡Por fin!

Finalmente!

 

Cama vs lecho

Si parla sempre di letto, ma quello per dormire, in genere in una stanza, sarà sempre cama.

Acaba de tumbarse en la cama

Si è appena sdraiato sul letto

De niño le gustaba correr a lo largo del lecho del río

Da bambino gli piaceva correre lungo il letto del fiume

 

Cortina vs toldo

Qui si ha a che fare con le tende, ma mentre le prime sono quelle interne, di casa o di un teatro, le seconde sono esterne, come il tendone di un negozio.

Corre las cortinas, que pasa demasiada luz por la ventana

Chiudi un poco le tende, che entra troppa luce dalla finestra

En esas calles bochornosas el único sosiego era representado por la sombra que daban los toldos de las tiendecillas

In quelle strade afose l’unico sollievo era rappresentado dall’ombra che facevano i tendoni dei negozietti

 

Pregunta vs demanda vs solicitud

Sempre più difficile

Si parla sempre di domanda, ma con sfumature diverse: una pregunta è una domanda, come si intenderebbe senza ultriori dettagli, la demanda si usa in ambito economico o giuridico e infine la solicitud è più una richiesta (formale).

¡Ahora no me vengas con esas preguntas!

Ora non te ne uscire con queste domande!

La demanda de petróleo ha bajado un 4% el año pasado

La domanda di petrolio è diminuita del 4% l’anno scorso

¿Al final enviaste la solicitud para el trabajo del que te había hablado?

Alla fine hai inviato la domando per il lavoro del quale ti avevo parlato?

 

Ir vs andar

Si chiude con un grande classico: andar non vuol dire assolutamente andare (ir) ma camminare o percorrere o al massimo funzionare.

En verano anda muy kilómetros por los senderos del campo

D’estate percorre molti chilometri per i sentieri in campagna

 

Ciao ciao

Giovanni

 

 

 

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Tomar y coger

Dopo un po’ di assenza il blog ritorna con un post dedicato ad un grande classico della grammatica spagnola rappresentato dalla coppia coger / tomar.

Entrambi i verbi sono due traduzioni di prendere (le più frequenti) e come in altri casi le diverse sfumature, assolutamente naturali per un madrelingua, possono risultare poco intuitive.

Coger (cogliere, e recoger raccogliere) è quasi sempre presente quando l’idea di prendere è abbastanza reale, pratica e vicina ad afferrare, cioè ogni volta che si prende una cosa, con le mani, con uno strumento etc.

Quando prendiamo un oggetto…

Coge los libros que están en la mesa y tráemelos por favor (prendi i libri che sono sul tavolo e portameli per favore)

Quando afferriamo qualcosa o qualcuno…

Cogió al niño en brazos (prese il bambino in braccio)

Lo cogió por la camisa y lo amenazó (lo prese per la camicia e lo minacciò)

Quando compriamo qualcosa, se effettivamente la prendiamo (in modo fisico!!!)

Si sales no te olvides de coger un poco de leche para mañana (se esci non ti dimenticare di prendere un po’ di latte per domani)

Anche quando prendiamo una malattia…

A fuerza de salir desarropado ha cogido un resfriado (A furia di uscire poco coperto si è raffeddato)

 

Tomar, invece, abbraccia maggiormente tutti i significati meno letterali (o più figurati) del verbo prendere, dove non è l’azione fisica la caratteristica principale

Quando prendiamo qualcosa da mangiare o bere… (per indicare che mangiamo o beviamo qualcosa, non tanto che stiamo prendendo fisicamente quelle cose)

Tomémonos una cerveza (prendiamoci una birra) o toma más dulce si te gusta (prendi un altro po’ di dolce se ti piace)

Quando prendiamo qualcuno o qualcosa in un certo modo

Me ha tomado por loco (mi ha preso per pazzo) o no lo ha tomado a bien (non l’ha presa bene)

o come esempio

Tomemos su situación (prendiamo la sua situazione…)

o prendiamo da qualcuno

Esa forma de hablar la ha tomado de su padre (quel modo di parlare l’ha preso da suo padre)

E’ tanto vero che quasi tutte le espressioni semanticamente vuote (cioè dove in verità non si prende nulla) usano tomar e non coger

  • Prendersela Tomárselo a mal
  • Prenderla bene/male Tomárselo a bien / a mal
  • Prendersela con qualcuno Tomarla con alguien
  • Prendersela con calma Tomárselo con calma
  • Prendersi a cuore qualcosa Tomarse a pecho algo

e così via…

Volendo, nella stessa frase…

Prendiamo qualcosa? Se ti piacciono i dolci prendi pure quella scatola di cioccolatini

¿Nos vamos a tomar algo? Si te gustan los dulces coge esa caja de bombones

Ciao ciao

Giovanni

 

 

Ti vorrei sollevare (Elisa feat. Giuliano Sangiorgi)

Nuova interpretraduzione, questa volta di una canzone di Elisa, dall’album Heart del 2009.

In fondo il video ufficiale da You Tube

 

Ti vorrei sollevare

Mi hai lasciato senza parole
come una primavera
e questo è un raggio di luce
un pensiero che si riempie
di te
E l’attimo in cui il sole
diventa dorato
e il cuore si fa leggero
come l’aria prima che il tempo
ci porti via
ci porti via
da qui

Ti vorrei sollevare
Ti vorrei consolare

Mi hai detto ti ho visto cambiare
tu non stai più a sentire
per un momento avrei voluto
che fosse vero anche soltanto
un po’
Perché ti ho sentito entrare
ma volevo sparire
e invece ti ho visto mirare
invece ti ho visto sparare
a quell’anima (a quell’anima)
che hai detto che (che hai detto che)
non ho

Ti vorrei sollevare
Ti vorrei consolare
Ti vorrei sollevare
Ti vorrei ritrovare
vorrei viaggiare su ali di carta con te
sapere inventare
sentire il vento che soffia
e non nasconderci se ci fa spostare
quando persi sotto tante stelle
ci chiediamo cosa siamo venuti a fare
cos’è l’amore
stringiamoci più forte ancora
teniamoci vicino al cuore

Ti vorrei sollevare
Ti vorrei consolare
e viaggiare su ali di carta con te
sapere inventare
sentire il vento che soffia
e non nasconderci se ci fa spostare
quando persi sotto tante stelle
ci chiediamo cosa siamo venuti a fare
cos’è l’amore
stringiamoci più forte ancora
teniamoci vicino al cuore
vorrei viaggiare su ali di carta con te
vorrei sapere inventare
sentire il vento che soffia
e non nasconderci se ci fa spostare
quando persi sotto tante stelle
ci chiediamo cosa siamo venuti a fare
cos’è l’amore
stringiamoci più forte ancora
teniamoci vicino al cuore

 

Quisiera levantarte

Me has dejado sin más palabras
como una primavera
y este rayo de luz
pensamientos que se rellenan
de ti
Es cuando el sol de golpe
se vuelve dorado
el corazón más ligero
como el aire antes de que el tiempo
nos lleve un día
nos lleve un día
de aquí

Quisiera levantarte
quisiera consolarte

Me has dicho te vi que cambiabas
tú no estás para oírme
por un instante habría querido
que todo fuera al menos algo
verdad
Porque te oí que entrabas
mas quería ocultarme
en cambio te vi que mirabas
en cambio te vi y disparabas
a un alma (a un alma)
que has dicho que (que has dicho que)
no tengo

Quisiera levantarte
quisiera consolarte
quisiera levantarte
quisiera reencontrarte
querría viajar sobre alas de papel contigo
saber inventar
oír el viento que sopla
y no escondernos, no, si va a desplazarnos
al perdernos bajo un mar de estrellas
nos miramos preguntando por qué llegamos
qué es amarse
apriétame más fuerte ahora
juntemos nuestros corazones

Quisiera levantarte
quisiera consolarte
y viajar sobre alas de papel contigo
saber inventar
oír el viento que sopla
y no escondernos, no, si va a desplazarnos
al perdernos bajo un mar de estrellas
nos miramos preguntando por qué llegamos
qué es amarse
apriétame más fuerte ahora
juntemos nuestros corazones

Querría viajar sobre alas de papel contigo
saber inventar
oír el viento que sopla
y no escondernos, no, si va a desplazarnos
al perdernos bajo un mar de estrellas
nos miramos preguntando por qué llegamos
qué es amarse
apriétame más fuerte ahora
juntemos nuestros corazones

Ti vorrei sollevare – You Tube

Pescatore (P. Bertoli e F. Mannoia)

Oggi metto sul blog una interpretraduzione di una vecchia canzone cantata da Pierangelo Bertoli e Fiorella Mannoia, contenuta nell’album Certi momenti del 1980.

In fondo anche un video (non mio) per chi non conoscesse la canzone e un link con la storia

Pescatore

Getta le tue reti
buona pesca ci sarà
e canta le tue canzoni
che burrasca calmerà
pensa pensa al tuo bambino
al saluto che ti mandò
e tua moglie sveglia di buon mattino
con Dio di te parlò
con Dio di te parlò

Dimmi dimmi mio Signore
dimmi che tornerà
l’uomo mio difendi dal mare
dai pericoli che troverà
troppo giovane son io
ed il nero è un triste colore
la mia pelle bianca e profumata
ha bisogno di carezze ancora
ha bisogno di carezze ora

Pesca forza tira pescatore
pesca e non ti fermare
poco pesce nella rete
lunghi giorni in mezzo al mare
mare che non ti ha mai dato tanto
mare che fa bestemmiare
quando la sua furia diventa grande
e la sua onda è un gigante
la sua onda è un gigante

Dimmi dimmi mio Signore
dimmi se tornerà
quell’uomo che sento meno mio
ed un altro mi sorride già
scaccialo dalla mia mente
non indurmi nel peccato
un brivido sento quando mi guarda
e una rosa egli mi ha dato
una rosa lui mi ha dato
Rosa rossa pegno di amore
rosa rossa malaspina
nel silenzio della notte ora
la mia bocca gli è vicina
no per Dio non farlo tornare
dillo tu al mare
è troppo forte questa catena
io non la voglio spezzare
io non la voglio spezzare

Pesca forza tira pescatore
pesca non ti fermare
anche quando l’onda ti solleva forte
e ti toglie dal tuo pensare
e ti spazza via come foglia al vento
che vien voglia di lasciarsi andare
più leggero nel suo abbraccio forte
ma è così cattiva poi la morte
è così cattiva poi la morte

Dimmi dimmi mio Signore
dimmi che tornerà
quell’uomo che sento l’uomo mio
quell’uomo che non saprà
che non saprà di me,
di lui e delle sue promesse vane
di una rosa rossa qui tra le mie dita
di una storia nata già  finita
di una storia nata già  finita

Pesca forza tira pescatore
pesca non ti fermare
poco pesce nella rete
lunghi giorni in mezzo al mare
mare che non ti ha mai dato tanto
mare che fa bestemmiare
e si placa e tace senza resa
e ti aspetta per ricominciare
e ti aspetta per ricominciare

 

Pescador

Échale tus redes
mucha pesca así habrá
y cántale tus canciones
que borrasca aplacará
piensa piensa en tu chiquillo
y el saludo que te envió
tu mujer despierta muy de mañana
con Dios de ti habló
con Dios de ti habló

Dime dime señor mío
dime que volverá
al hombre mío protege del mar
de los peligros que ya encontrará
aún joven aquí sigo
y el negro es un triste color
esta piel tan blanca y perfumada
necesita sus caricias todas
necesita sus caricias ahora

Pesca aguanta tira pescador
pesca nunca te pares
pocos peces en las redes
largos días por los mares
mar nunca jamás te ha dado mucho
mar que te hace blasfemar
cada vez su furia se vuelve grande
y esa ola es un gigante
esa ola es un gigante

Dime dime señor mío
dime si volverá
el hombre que siento menos mío
mientras otro me sonríe ya
sácalo de mi cabeza
no me empujes hacia el pecado
solo hay escalofríos cuando me miras
y una rosa él me ha dado
una rosa él me ha dado

Rosa roja prenda de amor es
rosa roja malaspina
en el silencio de la noche ahora
esta boca le imagina
no Dios mío que no regresara
díselo al mar
nos ata fuerte esta cadena
yo no la quiero quebrar
yo no la quiero quebrar

Pesca aguanta tira pescador
pesca y nunca te pares
cuando cada ola te sacude fuerte
y te parte de tu pensar
y te barra al aire como fuera viento
que dan ganas de tirarse al mar
más ligero en su abrazo fuerte
es tan malo lo que llaman muerte
es tan malo lo que llaman muerte

Dime dime señor mío
dime que volverá
el hombre que siempre ha sido mío
el hombre que no sabrá
que no sabrá de mí y de él
de todas sus promesas vanas
de una rosa roja que surcó mi vida
de una historia que nació podrida
de una historia que nació podrida

Pesca aguanta tira pescador
pesca y nunca te pares
pocos peces en las redes
largos días por los mares
mar nunca jamás te ha dado mucho
mar que te hace blasfemar
y se placa y calla sin rendirse
y te espera al recomenzar
y te espera al recomenzar

 

Pescatore – YouTube

 

Pescatore – Wikipedia

 

Ciao

Giovanni

 

 

Curiosidades – Capítulo II (paraguas, demás, fijarse…)

Allora qualche suggerimento e riflessione semplice semplice…

Usiamo l’ombrello per proteggerci dalla pioggia, cioè per fermare (parar) l’acqua (aguas al plurale) che viene giù… quindi un ombrello è un paraguas

Quando ci riferiamo all’altro, agli altri, a tutto il resto rispetto a ciò di cui si sta parlando (es. a casa qualche problema, per il resto tutto bene oppure con fratelli, cugini e il resto della famiglia), si tira in ballo la parte che è di più (de más) in confronto a ciò che citiamo esplicitamente… da qui che l’altro è lo demás, gli altri los demás, per il resto diventerà por lo demás e così via…

Se si presta molta attenzione a qualcosa o si chiede a qualcuno di fare o dare molta attenzione forse si finirà per fermarsi e concentrarsi su questa cosa, quasi ci si fissasse (fijarse) in (en) ciò che richiede la nostra attenzione… ecco che prestare attenzione a qualcosa diventa fijarse en qualcosa… prestava attenzione a tutto quello che gli succedeva intorno si può rendere se fijaba en todo lo que pasara a su alrededor… e espressioni come guarda!, guarda un pò! eccome! nella lingua colloquiale diventano semplicemente fíjate!

Alla prossima

Giovanni

 

 

 

Cometa 

Nelle giornate delle stelle cadenti possiamo ricordarci che la cometa spagnola (femminile)  corrisponde all’aquilone italiano (maschile) così come el cometa spagnolo (maschile) corrisponde alla stella cometa italiana (femminile) .

Buone vacanze 

Giovanni 

Cianfrusaglie…

L’estate è anche o forse soprattutto il tempo della leggerezza, della futilità e dell’abbondanza e poche cose rispecchiano tale idea come le cianfrusaglie di cui ci si circonda. Dal momento che né lo spagnolo né l’immagine che spesso – non sempre a ragione – si ha della Spagna possono definirsi esattamente come una manifestazione di minimalismo ed essenzialità non sorprende che ci si imbatta in una pletora di parole che in un modo o nell’altro si riferiscono a qualcosa o ad un insieme di cose a volte senza nome, a volte non più funzionanti, a volte incomplete…

Le cianfrusaglie intese come cose piccole e per lo più inutili sono los chismes, los cachivaches, los trastos, usati ovviamente al plurale

Ya es hora de que tires todos estos chismes / cachivaches / trastos a la basura

E’ ora di buttare tutte queste cianfrusaglie

mentre al singolare il significato è più neutrale è indica un aggeggio, un arnese, un coso…

En la oficina tengo un cachivache que nos vendrá utilísimo para este trabajo

In ufficio ho un aggeggio che ci sarà utilissimo per questo lavoro

Attenzione, però, che los trastos sono anche semplicemente gli attrezzi, gli strumenti necessari per qualcosa…

 

Una cianfrusaglia che è in verità semplicemente una sciocchezza, una piccolezza da regalare è una chuchería

Cuando estoy de viaje siempre compro unas chucerías para mis amigos

Quando viaggio compre sempre qualcosa (…) per i miei amici

 

Se invece le cianfrusaglie sono in verità oggetti vecchi o che non funzionano più o che sono ingombranti ovvero dei catorci, allora abbiamo a che fare con una chatarra o un cacharro, ovvero una paccottaglia, un rottame… che suonano più o meno come l’italiano catorcio

Parece mentira que todavía ande con ese cacharro

Sembra incredibile che vada ancora in giro con quel rottame

 

E se non bastasse ci sono anche la metralla (ferrovecchio, spiccioli…) o las menudencias (spiccioli, monetine…) ma forse meno nella lingua parlata

Buenas vacaciones

Giovanni

Ponerse, volverse, hacerse (o sea si fa presto a dire diventare…)

A voler parlare di come rendere in spagnolo il verbo “diventare” si finirebbe per aver bisogno probabilmente di ben più di un post di qualche riga. Questo perché, a differenza dell’italiano (ma onestamente non saprei perché), lo spagnolo fa veicolare al verbo scelto non solo l’idea in sé di divenire ma anche una serie di sfumature di questa trasformazione che riguardano principalmente la durata, l’immediatezza, la portata, la volontà del cambiamento e così via.

Capita allora che alcuni di questi cambiamenti siano prevalentemente nel modo di apparire all’esterno per caratteristiche fisiche (arrossire, abbronzarsi..) o comportamentali (innervosirsi, diventare inquieto…) per lo più momentanei o comunque non definitivi: ci si mette addosso qualcosa che dopo un po’ si toglie via. La corrispondenza in castigliano sarà ponerse (“mettersi”), cioè porre se stesso in un certo modo ma – come già detto – anche mettersi addosso qualcosa (dei vestiti, ad esempio) come un abrigo (“cappotto”) o una bufanda (“sciarpa”) che modifica temporaneamente l’immagine complessiva della persona: ponerse rojo (“arrossire”), ponerse nervioso (“innervosirsi”)…

Altre volte invece il cambiamento può essere più duraturo e (poiche???) fare riferimento a caratteristiche meno esteriori delle precedenti; cioè più che indossare un atteggiamento dal di fuori, si rivolta se stessi, ci si volge dal di dentro verso l’esterno in modo diverso… ecco che in spagnolo volverse indicherà questo tipo di cambiamenti: volverse loco (“impazzire”), volverse tacaño(“diventare avaro”) etc.

Diversamente da queste due situazioni, alcune trasformazioni sembrano riflettere maggiormente una scelta della persona che in qualche modo “fa di se stessa” qualcosa di diverso dal punto di partenza, cioè se hace rico (“diventa ricco”), se hace catolico (“diventa cattolico”), se hace español (“diventa spagnolo”) e così via… se poi questa trasformazione è in verità il raggiungimento di uno stato completamente nuovo, allora in modo simile all’italiano si sottolinea il punto di arrivo di qualcuno che ha llegado a ser juez (è diventato giudice) o qualcosa che ha llegado a ser conocida por.. (è diventata famosa per…).

Infine, ma qui siamo già un mondo molto più simile all’italiano, dei cambiamenti profondi sono tali da convertirse en o trasformarse en, (la escuela donde iba de niño se convirtió en un gimnasio, “la scuola che frequentavo da bambino è diventata una palestra”) così come quelli segnati da un preciso evento o punto di rottura indipendentemente dalla volontarietà del soggetto saranno tali che più che diventare qualcosa si rimane in uno stato o situazione: el soldado se quedó ciego, “il soldato rimase (diventò) cieco”.

Quindi in spagnolo diventare vuol dire porsi in un altro modo (o qualcosa di diverso), volgersi verso l’esterno in altro modo, fare di se stesso qualcos’altro, arrivare ad un nuovo modo di essere, trasformarsi o semplicemente rimanere (cambiando, però!).

Ciao

Giovanni

Stringere, o sea: una palabra, cien traducciones

Per la rubrica sulle diverse traduzioni in spagnolo di una parola italiana, oggi parliamo del verbo ‘stringere(si)’ aggiungendo qualche indicazione per associare più facilmente la corrispondenza più adatta. Allora, tralasciando i significati più remoti, possiamo dire che le traduzioni più frequenti sono

♦   estrechar è la traduzione più immediata e generica e va bene ogni volta in cui ciò che prevale è un movimento applicato dall’esterno su un altro oggetto (la sastre me estrechó los pantalones, ‘la sarta mi strinse i pantaloni’), anche reciprocamente (se estrecharon las manos, ‘si strinsero la mano’)

→ l’idea di rendere qualcosa più piccolo, quindi in un certo senso più stretto, è contenuta nella componente estrecho (‘stretto’) da cui il verbo deriva

♦   encogerse possiamo usarlo quando c’è l’idea di un movimento verso (il proprio) interno, quindi nel senso di ‘restringersi’ o ‘ritirarsi’ (se me ha encogido el jersey de lana, ovvero ‘si è ristretto il maglione di lana’) o ‘chiudersi in se stesso’ (encogerse de hombros, ovvero ‘stringersi nelle spalle’)

→ un indizio è dato dal prefisso en- corrispondente all’italiano ‘im-‘ di alcuni verbi come implodere, imbustare, imbottigliare etc…

♦   apretar qui, almeno per quanto è capitato a me di incontrare questo verbo, ciò che si sottintende è sempre in qualche modo la pressione effettuata sul complemento (Tomó mi mano entre las suyas y la apretó, ovvero ‘prese la mia mano tra le sue e la strinse’)

→ l’idea di pressione è contenuta nella parte pret- del verbo

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Giovanni

Biglietto, o sea: una palabra, cien traducciones

Oggi inauguriamo la rubrica una palabra, cien traducciones dove cercherò di riportare di volta in volta le parole di uso comune che in spagnolo presentano diverse traduzioni a seconda del contesto cui si riferiscono.

Dal momento che si va verso il periodo invernale e in Spagna già ci si prepara al Gordo (la lotteria nazionale, probabilmente più sentita della nostra) mi è venuto in mente di iniziare con ‘biglietto’. Le traduzioni principali con qualche suggerimento sono

  • Billete     e fin qui nessun problema, è la traduzione generica e si usa per indicare il biglietto dei mezzi di trasporto e le banconote (come in italiano!)
  • Entrada   indica in special modo i biglietti di spettacoli, performance etc. come se acquistassimo effettivamente il diritto all’entrata della location dove si effettua lo spettacolo
  • Tarjeta    possiamo usarlo ogni volta che il biglietto ci ricorda una ‘targhetta’ o ‘scheda’ come ad es. il biglietto da visita (tarjeta de presentación/visita o tarjeta personal/professional) o il biglietto d’auguri (tarjeta de cumpleaños)

Tutto qui

Giovanni

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