Carta, papel, tarjeta (o sea una palabra mil traducciones)

In spagnolo esistono fondamentalmente tre modi di tradurre la parola carta e con un po’ di fantasia si possono associare alla minore o maggiore consistenza materiale che questa carta ha.

La carta si usa meno frequentemente delle altre traduzioni e spesso si trova in espressioni che si riferiscono più al contenuto che all’oggetto in sé, con qualcosa che ruota attorno all’idea di lista, elenco, elencazione, dichiarazione etc. come Carta Costitucional o Carta de los derechos o carta de vinos. Anche perché nove volte su dieci una carta è una lettera (antes se escribían muchas más cartas, prima si scrivevano molte più carte).

El papel è probabilmente la traduzione più usata, sono i fogli su cui si scrive (foglio di carta è hoja de papel), i documenti (los papeles), le scartoffie, la carta da forno (papel de horno), la carta fotografica, la carta stagnola (papel de plata), la carta copiativa (papel cebolla) e così via.

La tarjeta è più semplicemente una targhetta come nella carta di credito (tarjeta de crédito), nella carta telefonica (tarjeta telefónica) che non si usa più, la carta d’identità (tarjeta de identidad) e così via.

Infine, fuori dal coro, le carte geografiche o stradali sono sempre mapas.

Alla prossima

Giovanni

 

Falsos amigos della pronuncia

Quando si parla di falsos amigos (falsi amici) ci si riferisce normalmente a parole spagnole che si pronunciano esattamente o quasi esattamente come parole italiane ma dal significato differente; l’esempio classico è largo (lungo in italiano)

Ci sono parole che non sono falsos amigos ma si comportano come tali perché, pur scrivendosi in maniera (quasi) identica all’italiano, si pronunciano diversamente.

Alcune sono raggruppabili e ricordabili perché escono in -cia o -gia come (in grassetto la sillaba tonica)

aristocracia

democracia

agencia

estrategia

ma purtroppo altre no, come

periodo

poglota

hipotermia

La difficoltà – se così si può dire – sta solo nel ricordarselo quando si parla, non cioè nella lettura, dal momento che in questo caso il sistema degli accenti dello spagnolo – a differenza dell’italiano – non lascia spazio ad ambiguità.

In italiano aristocrazia e malizia terminano entrambe in -zia ed entrambe vengono scritte senza accento grafico, ma nella prima si fa cadere la voce sulla sillaba -zi (aristocrazia) mentre nella seconda sulla sillaba -li (malizia)

In spagnolo una parola terminante per vocale senza accento grafico è sempre piana, cosicché aristocracia si pronuncerà aristocracia, malicia si pronuncerà malicia etc.

Ciao ciao

Giovanni

 

Cometa 

Nelle giornate delle stelle cadenti possiamo ricordarci che la cometa spagnola (femminile)  corrisponde all’aquilone italiano (maschile) così come el cometa spagnolo (maschile) corrisponde alla stella cometa italiana (femminile) .

Buone vacanze 

Giovanni 

Rebasar (oltrepassare i limiti)

Rebasar, purtroppo, per quanto simile all’italiano non si traduce affatto con ribassare, che propriamente è rebajar: la rebaja è infatti lo sconto (ribassare il prezzo) e las rebajas sono i saldi, cioé gli sconti per antonomasia.

Rebasar, invece, vuo dire superare e più in particolare superare o oltrepassare un limite, andare al di sopra di un livello o scavalcare un’asticella, come quando el río ha rebasado su nivel ususal (il fiume ha superato il suo livello abituale) o esto rebasa toda mi paciencia (questo oltrepassa la mia pazienza).

Ma – suggerimento – superare un livello o un limite non vuol dire in qualche modo vederlo più in basso come se l’avessimo ribassato?

Ciao

Giovanni

 

 

 

Tobillo, descansillo, bolsillo…

Seconda puntata riguardante quella piccola parte di falsos amigos rappresentata da parole che sono completamente spagnole ma che a dispetto della terminazione in -illo/a non sono diminutivi/vezzeggiativi di altre ma hanno in realtà un diverso significato.

Allora, un tobillo non è un piccolo pezzo di tufo (la toba) ma semplicemente una caviglia…

E in maniera simile se sentiamo parlare di un descansillo non sarà un piccolo riposo (descanso) ma al pianerottolo tra rampe di scale (ma non serve a fare una breve pausa tra una rampa e l’altra?)

Infine, se mettiamo una cosa nel bolsillo normalmente non stiamo parlando di una piccola borsetta, oggetto che in spagnolo si merita un sostantivo base (bolso), ma di una (piccola?) tasca.

Altri? Alla prossima

Giovanni

Patilla, barbilla, pesadilla…

Dopo un po’ di assenza ho deciso di riprendere ad aggiornare il blog con un articolo dedicato a dei falsos amigos leggermente particolari.

Normalmente i falsos amigos sono parole spagnole o italiane che nonostante siano molto molto simili ad una parola dell’altra lingua hanno significato diverso; qui invece voglio parlare di parole completamente spagnole che nonostante terminino in -illo/a e quindi appaiano diminutivi/vezzeggiativi di altre hanno in realtà significato diverso… ma è ancora possibile riesumare un qualche tipo di richiamo per usarle correttamente?

Se parliamo di una barbilla non ci stiamo riferendo ad una piccola barba ma semplicemente al mento di una persona… ma qual’è l’unica parte coperta da una piccola barba?

Così se la notte abbiamo una pesadilla la mattina seguente racconteremo di un incubo, una preoccupazione… e tuttavia un incubo è in fondo una piccola cosa pesante (pesada).

Ultimo esempio che mi viene in mente riguarda gli uomini che si lasciano crescere e rifinire las patillas (che saranno mai tra i capelli e la barba?) che non sono delle piccole zampe ma solo delle basette… o no?

Por cierto, buen Día de la Madre..

Ciao

Giovanni

 

Da EZZA hasta URA (o sea, da una lettera hasta una letra)

Esiste tutta una serie di parole spagnole nelle quali al suffisso -ezza italiano corrisponde quello -ura spagnolo.

Abbiamo ad esempio ampiezza che diventa anchura e altezza che diventa altura (alteza si usa nel senso di altezza reale…) così come i loro contrari strettezza che si può tradurre angostura (poco usato in verità) e bassezza che diventa bajura. Anche lunghezza assumerà questo suffisso diventando largura (tra l’altro è un falso amico richiamando l’italiano largo…), fattezze diventerà hechuras, tenerezza sarà ternura e così via…

Come si può notare, tra l’altro, molte di queste corrispondenze riguardano sostantivi legati alla misurazione

Il mobile è alto circa due metri sarà El mueble mide unos dos metros de altura (che deriva da Il mobile misura circa due metri di altezza)

oppure

Quel fiume sarà ampio almeno una decina di metri diventerà Ese río debe de ser por lo menos una decina de metros de anchura (che deriva da Quel fiume sará almeno una decina di metri di ampiezza)

mentre le traduzioni più simili all’italiano (alteza per altezza e bajeza per bassezza) si rifanno ad altri mondi, anche figurati (la bassezza di spirito, ad esempio).

Giovanni

Criar e i suoi figli

Probabilmente in questo post non ci sarà molta farina del mio sacco, tuttavia può mostrare come a volte la derivazione di molte parole dalla stessa radice più che facilitare l’apprendimento del significato di quella parola possa generare qualche dubbio.

Allora, partendo da criar, un verbo che a seconda dell’ambito significa crescere/educare/allattare (uomini), allevare (animali) o coltivare (piante), se si fa un giro sul dizionario ci si può imbattere come prima cosa in cría/crío, cioè il bambino o meglio ancora il bimbo, il piccoletto. Al femminile, però, la cría indica anche il piccoletto di un animale, il cucciolo quindi, e per estensione l’intera cucciolata – a volte in spagnolo il femminile è usato per un’estensione del maschile, como la huerta che indica un orto (huerto) molto grande – fino all’allevamento, inteso però solo come attività e non come luogo, location.

Poi si incontra criada/criado, che ha meno a che vedere con tutto questo mondo facendo riferimento alla domestica, al governate e così via, a meno di non voler vedere queste figure come quelle educate o istruite per determinate mansioni o compiti… ma almeno a me sembra un po’ debole…

Si passa poi per il criadero e il criador, un po’ più facili perché come altre coppie di questo tipo indicano rispettivamente ciò che ha la funzione di criar, quindi l’allevamento, anche come luogo, e chi svolge questa azione, quindi l’allevatore o produttore in senso esteso.

La crianza, che si incontra quasi alla fine, è l’allevamento (intesa come l’azione dell’allevare), l’allattemento e anche l’educazione (un po’ letterale…); e infine la criatura chiude il cerchio riferendosi oltre che alla creatura divina, religiosa anche al piccolo o neonato, come cría/crío.

A presto

Giovanni

 

Falsos amigos – Salire è un po’ soffrire (e non solo in spagnolo…)

Subir

Di ritorno da una settimana di camminate pensando alle salite mi è ritornata in mente una brevissima catena di falsos amigos (come già in un post passato) che però coinvolge parole comunissime…

ogni volta che ci proponiamo di salir (in spagnolo) bisogna fare attenzione, perché in verità staremo per ‘uscire’ o ‘partire’ (in italiano) e non ‘salire’, e ricordarci che salire costa fatica, perciò per salire bisognerà subir… e comunque si può stare tranquilli che non si subirà nulla, perché per ‘subire’ (in italiano) bisognerà sufrir o padecer…

Buen camino

Giovanni

Ciglia e sopracciglia spagnole

Come scritto in un post passato capita spesso che parole italiane con il gruppo -gl abbiano in spagnolo la lettera -j. È il caso di figlio (hijo), foglio (hoja),  aglio (ajo), moglie (mujer) e così via.

Il significato nelle due lingue, però, non è sempre corrispondente, come accade per la parola ciglia: las cejas, infatti, sono in realtà le  sopracciglia (esiste poi anche ceño, che sta ad indicare tutto l’arco sopraccigliare), e non le ciglia.

Se cejas può risultare fuorviante, possiamo però ricordare che le ciglia “pigiano” e “pestano” continuamente ogni volta che si aprono o si chiudono gli occhi così che la traduzione las pestañas non risulterà tanto strana.

Ciao

Giovanni

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