Mandar o aconsejar? Permitir o prohibir? ovvero l’indicativo nelle oggettive

Allora vediamo se questo post viene fuori quanto meno decentemente.

Quando usiamo un’intera frase come complemento oggetto di un verbo, come ad esempio “voglio che domani mattina ti alzi presto”, questa frase viene chiamata oggettiva ed in spagnolo può essere formata con l’indicativo o il congiuntivo a seconda della preposizione che la introduce. Diciamo che tutti i verbi che introducono una volontà, un timore, un dubbio, una speranza, un ordine o un consiglio devono poi essere seguiti dal congiuntivo, es. quiero que te levantes temprano mañana (per la frase precedente) oppure le aconsejé que se probara el traje antes de comprarlo … gli consigliai che si provasse il vestito prima di comprarlo” ma più probabilmente in italiano si direbbe “gli consigliai di provarsi il vestito prima di comprarlo” usando l’infinito.

Anche in spagnolo per alcuni verbi c’è la possibilità di usare l’infinito anche se i due soggetti sono diversi. Questi verbi (a me risultano sempre gli stessi otto) sono mandar, aconsejar, permitir, dejar, ordenar, prohibir, impedir, recomendar e oltre a essere più o meno gli stessi per cui anche in italiano si usa l’infinitiva (come nell’esempio precedente) sono anche esattamente inscatolabili a due a due andando dall’estremo in cui si vincola qualcuno a fare qualcosa…

 mandar e ordenar (“comandare” e “ordinare”)

…passando per semplici suggerimenti o acconsentimenti…

 aconsejar e recomendar (“consigliare” e “raccomandare”)

 dejar e permitir (“lasciare” e “permettere”)

…fino all’estremo opposto di impedimento dell’azione dell’altro…

 prohibir e impedir (“proibire” e “impedire”)

Così sarà le recomendé ir a por el médico… “gli raccomandai di andare in cerca del medico”… me prohibí quedarme despierto toda la noche para ver el partido… “mi proibì di rimanere sveglio tutta la notte per vedere la partità” etc…

Chiaro no? Più o meno… chissà se esistono anche altri punti di vista per raggrupparli…

Giovanni

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Derramar, derrapar, derretir y otro más

Poche righe per questo post che inserisco semplicemente per riportare alla mente i verbi in derr- simili in spagnolo (in quanto a radice) ed invece differenti in italiano, con un piccolissimo suggerimento dove possibile

Derramar(se) ovvero spargere o sparpagliare, soprattutto liquidi, ma anche oggetti o piccole cose… algunas personas creen que si derramas la sal te perseguirá la mala suerte (“alcune persone credono che se spargi il sale avrai sfortuna”)… in pratica qualcosa che diventa ampio, esteso come il mare, la mar del verbo

Derrapar ovvero far pattinare un veicolo, fare una derapata insomma… questo si prende e si porta a casa così com’è

Derretir(se) che significa sciogliere, volendo anche figurato (sciogliersi per l’emozione), ad es. se derretía cad vez que lo veía (“si scioglieva ogni volta che lo vedeva”)

Derribar ovvero abbattere, stendere qualcuno o destituirlo o tirar giù da un posto più in alto o dall’alto… appunto de arriba, “da sù”… los obreros derribaron el edificio (“gli operai abbatterono l’edificio”)

Derrocar che è più o meno sinonimo del precedente… destituire, detronizzare… de roca, “dalla roccia, rocca”, dove c’erano fortini e castelli da buttar giù (chissà…)

Derrotar ovvero sconfiggere, annientare… qui personalmente lo associo solo a roto (“rotto, distrutto”)… la derrota del Brasil en la última copa del mundo se bautizó El Mineirazo del nombre del estadio en que se jugó el partido (“la sconfitta del Brasile agli ultimi campionati del mondo fu battezzata Mineirazo dal nome dello stadio in cui si giocò l’incontro”)

e per ultimo

Derrumbar(se) che racchiude in modo più generico alcuni di quelli precedenti in un misto di abbattere, franare, crollare…

Dimentico qualcosa?

Giovanni

Ponerse, volverse, hacerse (o sea si fa presto a dire diventare…)

A voler parlare di come rendere in spagnolo il verbo “diventare” si finirebbe per aver bisogno probabilmente di ben più di un post di qualche riga. Questo perché, a differenza dell’italiano (ma onestamente non saprei perché), lo spagnolo fa veicolare al verbo scelto non solo l’idea in sé di divenire ma anche una serie di sfumature di questa trasformazione che riguardano principalmente la durata, l’immediatezza, la portata, la volontà del cambiamento e così via.

Capita allora che alcuni di questi cambiamenti siano prevalentemente nel modo di apparire all’esterno per caratteristiche fisiche (arrossire, abbronzarsi..) o comportamentali (innervosirsi, diventare inquieto…) per lo più momentanei o comunque non definitivi: ci si mette addosso qualcosa che dopo un po’ si toglie via. La corrispondenza in castigliano sarà ponerse (“mettersi”), cioè porre se stesso in un certo modo ma – come già detto – anche mettersi addosso qualcosa (dei vestiti, ad esempio) come un abrigo (“cappotto”) o una bufanda (“sciarpa”) che modifica temporaneamente l’immagine complessiva della persona: ponerse rojo (“arrossire”), ponerse nervioso (“innervosirsi”)…

Altre volte invece il cambiamento può essere più duraturo e (poiche???) fare riferimento a caratteristiche meno esteriori delle precedenti; cioè più che indossare un atteggiamento dal di fuori, si rivolta se stessi, ci si volge dal di dentro verso l’esterno in modo diverso… ecco che in spagnolo volverse indicherà questo tipo di cambiamenti: volverse loco (“impazzire”), volverse tacaño(“diventare avaro”) etc.

Diversamente da queste due situazioni, alcune trasformazioni sembrano riflettere maggiormente una scelta della persona che in qualche modo “fa di se stessa” qualcosa di diverso dal punto di partenza, cioè se hace rico (“diventa ricco”), se hace catolico (“diventa cattolico”), se hace español (“diventa spagnolo”) e così via… se poi questa trasformazione è in verità il raggiungimento di uno stato completamente nuovo, allora in modo simile all’italiano si sottolinea il punto di arrivo di qualcuno che ha llegado a ser juez (è diventato giudice) o qualcosa che ha llegado a ser conocida por.. (è diventata famosa per…).

Infine, ma qui siamo già un mondo molto più simile all’italiano, dei cambiamenti profondi sono tali da convertirse en o trasformarse en, (la escuela donde iba de niño se convirtió en un gimnasio, “la scuola che frequentavo da bambino è diventata una palestra”) così come quelli segnati da un preciso evento o punto di rottura indipendentemente dalla volontarietà del soggetto saranno tali che più che diventare qualcosa si rimane in uno stato o situazione: el soldado se quedó ciego, “il soldato rimase (diventò) cieco”.

Quindi in spagnolo diventare vuol dire porsi in un altro modo (o qualcosa di diverso), volgersi verso l’esterno in altro modo, fare di se stesso qualcos’altro, arrivare ad un nuovo modo di essere, trasformarsi o semplicemente rimanere (cambiando, però!).

Ciao

Giovanni

Las concesivas

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