Hablar el español de España – Capítulo II

Cojín vs Almohada

Si inizia con qualcosa di semplice: un cuscino è un cojín, chiaro, ma il cuscino del letto è una almohada.

En la habitación había un sofá que siempre adornaba con cojines.
Nella stanza c’era un sofà che abbelliva sempre con cuscini.

Arregla la cama y cambia la funda de la amohada.
Sistema il letto e cambia la fodera del cuscino.

Arreglar vs Apañar

Qui la storia è leggermente più complicata. Aggiustare o riparare qualcosa può tradursi sicuramente con reparar o arreglar. Del resto aggiustare qualcosa è riportarla alla normalità o a ciò che dovrebbe essere la regola (la regla, perciò arreglo, da arreglar). Ma quando più che aggiustare qualcosa si mette una sistemazione temporanea, una riparazione di fortuna, insomma quando si mette una pezza allora c’è apañar.

La semana pasada el coche no podía arrancar y tuve que llevarlo al taller que lo arregló en un par de días.
La settimana scorsa non partiva più la macchina e ho dovuto portarla all’officina che l’ha sistemata in un paio di giorni.

Iba a poner en marcha el coche pero de repente se detuvo en medio de la calle. Tuve que bajarme en plena calle, echar un vistazo al motor y apañarlo de alguna manera, justo para llegar al primer taller.
Stavo per mettere in moto la macchina ma all’improvviso mi si è fermata in mezzo alla strada. Sono dovuto scendere, dare un’occhiata al motore e sistemarlo in qualche modo, giusto per arrivare fino all’officina più vicina.

Quindi se riporto qualcosa alla regola (regla) lo arreglo, ma se semplicemente metto una pezza (paño) allora lo apaño. Sembra tutto molto stupido ma funziona…

Borrador vs Esbozo

Borrador, che forse è più comune, è una bozza di qualcosa che – per così dire – verrà completato. Si trova cioè quando si parla di una mail, un romanzo, una lettera.

Esbozo, invece, è una bozza nel senso di schizzo o descrizione sommaria, e non necessariamente diventa qualcos’altro (come lo schizzo di una chiesa su un album).

Ya tengo preparado un borrador, voy a enviarte el informe dentro de unos minutos.
Avevo già pronta una bozza, ti spedisco il report tra qualche minuto.

Nos enseñó un esbozo del paisaje que quería pintar al óleo.
Ci mostrò una bozza del paisaggio que voleva dipingere ad olio.

 

Ciao

 

Giovanni

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Hablar el español de España

Qualche considerazione su alcune espressioni che distinguono una frase spagnola da una italiana tradotta in spagnolo

Finalmente vs por fin

Finalmente non ha nessuna corrispondenza con l’analogo italiano essendo molto più neutro e simile al nostro Alla fine…; è Por fin che viene usato per l’esclamazione.

Primero puso la maleta en la cama y la abrió. Luego sacó todos sus vestidos del armario y eligió algunos. Finalmente recogió todos sus trastos y se fue.

Come prima cosa mise la valigia sul letto. Dopo tirñ fuori dall’armadio tutti i suoi vestiti e ne scelse qualcuno. Alla fine prese tutte le sue cose e se ne andò.

¡Por fin!

Finalmente!

 

Cama vs lecho

Si parla sempre di letto, ma quello per dormire, in genere in una stanza, sarà sempre cama.

Acaba de tumbarse en la cama

Si è appena sdraiato sul letto

De niño le gustaba correr a lo largo del lecho del río

Da bambino gli piaceva correre lungo il letto del fiume

 

Cortina vs toldo

Qui si ha a che fare con le tende, ma mentre le prime sono quelle interne, di casa o di un teatro, le seconde sono esterne, come il tendone di un negozio.

Corre las cortinas, que pasa demasiada luz por la ventana

Chiudi un poco le tende, che entra troppa luce dalla finestra

En esas calles bochornosas el único sosiego era representado por la sombra que daban los toldos de las tiendecillas

In quelle strade afose l’unico sollievo era rappresentado dall’ombra che facevano i tendoni dei negozietti

 

Pregunta vs demanda vs solicitud

Sempre più difficile

Si parla sempre di domanda, ma con sfumature diverse: una pregunta è una domanda, come si intenderebbe senza ultriori dettagli, la demanda si usa in ambito economico o giuridico e infine la solicitud è più una richiesta (formale).

¡Ahora no me vengas con esas preguntas!

Ora non te ne uscire con queste domande!

La demanda de petróleo ha bajado un 4% el año pasado

La domanda di petrolio è diminuita del 4% l’anno scorso

¿Al final enviaste la solicitud para el trabajo del que te había hablado?

Alla fine hai inviato la domando per il lavoro del quale ti avevo parlato?

 

Ir vs andar

Si chiude con un grande classico: andar non vuol dire assolutamente andare (ir) ma camminare o percorrere o al massimo funzionare.

En verano anda muy kilómetros por los senderos del campo

D’estate percorre molti chilometri per i sentieri in campagna

 

Ciao ciao

Giovanni

 

 

 

Tomar y coger

Dopo un po’ di assenza il blog ritorna con un post dedicato ad un grande classico della grammatica spagnola rappresentato dalla coppia coger / tomar.

Entrambi i verbi sono due traduzioni di prendere (le più frequenti) e come in altri casi le diverse sfumature, assolutamente naturali per un madrelingua, possono risultare poco intuitive.

Coger (cogliere, e recoger raccogliere) è quasi sempre presente quando l’idea di prendere è abbastanza reale, pratica e vicina ad afferrare, cioè ogni volta che si prende una cosa, con le mani, con uno strumento etc.

Quando prendiamo un oggetto…

Coge los libros que están en la mesa y tráemelos por favor (prendi i libri che sono sul tavolo e portameli per favore)

Quando afferriamo qualcosa o qualcuno…

Cogió al niño en brazos (prese il bambino in braccio)

Lo cogió por la camisa y lo amenazó (lo prese per la camicia e lo minacciò)

Quando compriamo qualcosa, se effettivamente la prendiamo (in modo fisico!!!)

Si sales no te olvides de coger un poco de leche para mañana (se esci non ti dimenticare di prendere un po’ di latte per domani)

Anche quando prendiamo una malattia…

A fuerza de salir desarropado ha cogido un resfriado (A furia di uscire poco coperto si è raffeddato)

 

Tomar, invece, abbraccia maggiormente tutti i significati meno letterali (o più figurati) del verbo prendere, dove non è l’azione fisica la caratteristica principale

Quando prendiamo qualcosa da mangiare o bere… (per indicare che mangiamo o beviamo qualcosa, non tanto che stiamo prendendo fisicamente quelle cose)

Tomémonos una cerveza (prendiamoci una birra) o toma más dulce si te gusta (prendi un altro po’ di dolce se ti piace)

Quando prendiamo qualcuno o qualcosa in un certo modo

Me ha tomado por loco (mi ha preso per pazzo) o no lo ha tomado a bien (non l’ha presa bene)

o come esempio

Tomemos su situación (prendiamo la sua situazione…)

o prendiamo da qualcuno

Esa forma de hablar la ha tomado de su padre (quel modo di parlare l’ha preso da suo padre)

E’ tanto vero che quasi tutte le espressioni semanticamente vuote (cioè dove in verità non si prende nulla) usano tomar e non coger

  • Prendersela Tomárselo a mal
  • Prenderla bene/male Tomárselo a bien / a mal
  • Prendersela con qualcuno Tomarla con alguien
  • Prendersela con calma Tomárselo con calma
  • Prendersi a cuore qualcosa Tomarse a pecho algo

e così via…

Volendo, nella stessa frase…

Prendiamo qualcosa? Se ti piacciono i dolci prendi pure quella scatola di cioccolatini

¿Nos vamos a tomar algo? Si te gustan los dulces coge esa caja de bombones

Ciao ciao

Giovanni

 

 

Averiguar y comprobar

Averiguar e comprobar sono due verbi abbastanza simili che sono spesso tradotti come verificare. In verità c’è una piccola differenza di significato che le parole stesse averiguar e comprobar possono aiutare a ricordare.

Averiguar contiene ver, come verità, cosicché averiguar è andare verso (a) la verità  (ver in veriguar), così come acostumbrarse (abituarsi) è a-costumbrarse, approssimarsi all’abitudine (costumbre), aclarar è a-clarar, andare verso o mettere qualcosa in chiaro (claro) e così via…

Comprobar, invece, e in maniera simile all’italiano, indica la verifica della verità di qualcosa con prove (con pruebas), che però in parte già si ha o si conosce.

Uno che averigua è uno che non conosce ancora qualcosa e la deve scoprire mentre uno che comprueba è uno che verifica qualcosa che già conosce.

Più o meno, quindi, diremo

Verifica a che ora è partito l’aereo Averigua a qué hora ha salido el avión

ma

Verifica che l’aereo sia partito in orario Comprueba que el avión haya salido en horario

 

Giovanni

 

Rebasar (oltrepassare i limiti)

Rebasar, purtroppo, per quanto simile all’italiano non si traduce affatto con ribassare, che propriamente è rebajar: la rebaja è infatti lo sconto (ribassare il prezzo) e las rebajas sono i saldi, cioé gli sconti per antonomasia.

Rebasar, invece, vuo dire superare e più in particolare superare o oltrepassare un limite, andare al di sopra di un livello o scavalcare un’asticella, come quando el río ha rebasado su nivel ususal (il fiume ha superato il suo livello abituale) o esto rebasa toda mi paciencia (questo oltrepassa la mia pazienza).

Ma – suggerimento – superare un livello o un limite non vuol dire in qualche modo vederlo più in basso come se l’avessimo ribassato?

Ciao

Giovanni

 

 

 

Ir y venir, llevar y traer

Ogni blog di spagnolo che si rispetti non può non avere un post dedicato alle coppie di verbi ir y venir (andare e venire) e llevar y traer (portare e portare/trarre); anche se il topic è probabilmente più che trito magari qualcosa di buono può comunque aggiungersi.

Allora la storia è semplice: quando lo spagnolo parla e racconta, senza troppi se e troppi ma lo spagnolo è il centro del mondo e il punto di riferimento rispetto al quale qualunque movimento (suo o dell’altro) può definirsi di allontanamento o avvicinamento.

Quindi se un movimento va dal suo punto di vista verso un altro luogo allora è di allontanamento e si userà sempre ir (andare) e llevar (portare); se va da un altro luogo verso di lui è di avvicinamento e si userà sempre venir (venire) e traer (portare nel senso di trarre).

Cosa significa in pratica? Significa che “Io vengo a trovarti domani” non diventerà Yo vengo a verte mañana (vengo, venire) ma Yo voy a verte mañana (voy, andare) perché si tratta di allontanamento rispetto al suo punto di vista (quello che conta…). Allo stesso modo

“Ti porto i dischi che mi hai prestato?” sarà ¿Te llevo los discos que me has prestado? perché il movimento è da chi parla verso un altro luogo

ma

“Mi porti i dischi che ti avevo prestato?” sarà ¿Me traes los discos que te había prestado?  perché il movimento è di avvicinamento (verso chi parla)… ancora al supermercato si potrebbe dire Llévenme la compra a mi casa (lontano da me) ma ordinandola da casa Tráiganme la compra a casa (verso di me)…

Claro no?

Giovanni

 

Scegliere lo spagnolo (elegir, escoger, preferir, decidir…)

Quando si tratta di scegliere come esprimere in spagnolo l’idea di scegliere si hanno a disposizione fondamentalmente due possibilità: elegir e escoger. I due verbi hanno quasi completamente lo stesso significato e quindi possono essere praticamente sempre interscambiati.

Acabo de elegir mi nuevo coche, cioè “Ho appena scelto la mia nuova auto”

Escoge los pantalones que quieres ponerte esta noche, cioè “Scegli i pantaloni che vuoi metterti stasera”

In alcuni casi, però, c’è una sfumatura differente nello “scegliere” che può rendere preferibile una delle due traduzioni, o almeno empiricamente così mi sembra: quando la scelta è tra elementi più o meno definiti in un insieme più o meno limitato, o quando la scelta è in verità l’individuazione della parte migliore o preferibile… qui escoger rende meglio l’idea e come detto non è più corretto ma solo più adatto…

Han quedado solo esos libros… puedes escoger los que quieras, cioè “Sono rimasti solo quei libri, puoi scegliere quelli che vuoi”

En tales asuntos es importante escoger las palabras adecuadas, ovvero “In circostanze così è importante scegliere le parole adeguate”

Trucco semplice per ricordarlo è coger (cogliere, prendere) contenuto dentro escoger, quando la scelta comporta cogliere, raccogliere o prendere tra ciò che è disponibile…

Infine, se scegliere vuol dire nettamente preferire o decidere allora come in italiano abbiamo anche preferir o decidir

Ha decidido marcharse a Buenos Aires, “Ha scelto di trasferirsi a Buenos Aires”

Alla prossima

Giovanni

 

 

 

L’importanza di un accento – Capitolo II

Post rapido via telefonino – per interrompere la pausa ed iniziare il 2016 – con un trucco stupidino sull’accentuazione dei verbi. Semplicemente, a differenza dell’italiano, l’imperfetto della prima coniugazione non ha mai l’accento tranne che nella prima persona plurale ‘noi’ , es. “cantare”

Cantaba
Cantabas
Cantaba
Cantábamos
Cantabais
Cantaban

mentre il futuro ha sempre l’accento tranne che – di nuovo – nella prima persona plurale

Cantaré
Cantarás
Cantará
Cantaremos
Cantaréis
Cantarán

Ciò come altre caratteristiche sparse qua e là lo rende più cantilenante dell’italiano (in questo caso si batte sempre sulla sillaba -ta o sulla sillaba -re)

Più chiaro a farsi che a spiegarsi

Giovanni

Criar e i suoi figli

Probabilmente in questo post non ci sarà molta farina del mio sacco, tuttavia può mostrare come a volte la derivazione di molte parole dalla stessa radice più che facilitare l’apprendimento del significato di quella parola possa generare qualche dubbio.

Allora, partendo da criar, un verbo che a seconda dell’ambito significa crescere/educare/allattare (uomini), allevare (animali) o coltivare (piante), se si fa un giro sul dizionario ci si può imbattere come prima cosa in cría/crío, cioè il bambino o meglio ancora il bimbo, il piccoletto. Al femminile, però, la cría indica anche il piccoletto di un animale, il cucciolo quindi, e per estensione l’intera cucciolata – a volte in spagnolo il femminile è usato per un’estensione del maschile, como la huerta che indica un orto (huerto) molto grande – fino all’allevamento, inteso però solo come attività e non come luogo, location.

Poi si incontra criada/criado, che ha meno a che vedere con tutto questo mondo facendo riferimento alla domestica, al governate e così via, a meno di non voler vedere queste figure come quelle educate o istruite per determinate mansioni o compiti… ma almeno a me sembra un po’ debole…

Si passa poi per il criadero e il criador, un po’ più facili perché come altre coppie di questo tipo indicano rispettivamente ciò che ha la funzione di criar, quindi l’allevamento, anche come luogo, e chi svolge questa azione, quindi l’allevatore o produttore in senso esteso.

La crianza, che si incontra quasi alla fine, è l’allevamento (intesa come l’azione dell’allevare), l’allattemento e anche l’educazione (un po’ letterale…); e infine la criatura chiude il cerchio riferendosi oltre che alla creatura divina, religiosa anche al piccolo o neonato, come cría/crío.

A presto

Giovanni

 

Olvidar e dimenticare, olvidarse e dimenticarsi

In spagnolo l’idea di dimenticare qualcosa o qualcuno può essere espressa almeno con 3 modi diversi di utilizzare il verbo olvidar. Quello che voglio riportare qui è che esiste un legame tra la costruzione del verbo utilizzata e la sfumatura che si comunica: meno il legame soggetto-verbo è “diretto e immediato”, minore è l’intenzionalità che si dà alla dimenticanza (del soggetto).

♠   Soggetto (chi dimentica) e verbo 

yo he olvidado su nombre “ho dimenticato il suo nome”
tú olvidaste contarle lo que había pasado “dimenticasti di raccontargli quello che era successo”

la presenza del solo soggetto e verbo evidenziano che chi compie l’azione di dimenticare ha la piena responsabilità della stessa

♠   Soggetto (chi dimentica), verbo, pronome e preposizione 

yo me he olvidado de su nombre “mi sono dimenticato dell suo nome”
te olvidaste de contarle lo que había pasado “ti dimenticasti di raccontargli quello che era successo”

al soggetto e verbo si aggiunge il pronome complemento ad indicare che l’azione è fatta dal soggetto ma gli ricade un po’ addosso, al di là della propria volontà; infine

♠   Soggetto (la cosa dimenticata), verbo, pronome (chi dimentica) 

se me ha olvidado su nombre che suona come “il suo nome si è dimenticato a me”, “mi è sfuggito il suo nome”
se te olvidó contarle lo que había pasado “raccontargli quello che era successo si dimenticò a te”, “ti sfuggì di raccontargli quello che era successo”

la cosa dimenticata diventa il soggetto dell’azione e la dimenticanza è qualcosa che semplicemente accade alla persona.

Ciao ciao

Giovanni

P.S. Muchísimas gracias a Hispanoteca por su preciosa inspiración

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