Averiguar y comprobar

Averiguar e comprobar sono due verbi abbastanza simili che sono spesso tradotti come verificare. In verità c’è una piccola differenza di significato che le parole stesse averiguar e comprobar possono aiutare a ricordare.

Averiguar contiene ver, come verità, cosicché averiguar è andare verso (a) la verità  (ver in veriguar), così come acostumbrarse (abituarsi) è a-costumbrarse, approssimarsi all’abitudine (costumbre), aclarar è a-clarar, andare verso o mettere qualcosa in chiaro (claro) e così via…

Comprobar, invece, e in maniera simile all’italiano, indica la verifica della verità di qualcosa con prove (con pruebas), che però in parte già si ha o si conosce.

Uno che averigua è uno che non conosce ancora qualcosa e la deve scoprire mentre uno che comprueba è uno che verifica qualcosa che già conosce.

Più o meno, quindi, diremo

Verifica a che ora è partito l’aereo Averigua a qué hora ha salido el avión

ma

Verifica che l’aereo sia partito in orario Comprueba que el avión haya salido en horario

 

Giovanni

 

Rebasar (oltrepassare i limiti)

Rebasar, purtroppo, per quanto simile all’italiano non si traduce affatto con ribassare, che propriamente è rebajar: la rebaja è infatti lo sconto (ribassare il prezzo) e las rebajas sono i saldi, cioé gli sconti per antonomasia.

Rebasar, invece, vuo dire superare e più in particolare superare o oltrepassare un limite, andare al di sopra di un livello o scavalcare un’asticella, come quando el río ha rebasado su nivel ususal (il fiume ha superato il suo livello abituale) o esto rebasa toda mi paciencia (questo oltrepassa la mia pazienza).

Ma – suggerimento – superare un livello o un limite non vuol dire in qualche modo vederlo più in basso come se l’avessimo ribassato?

Ciao

Giovanni

 

 

 

Ir y venir, llevar y traer

Ogni blog di spagnolo che si rispetti non può non avere un post dedicato alle coppie di verbi ir y venir (andare e venire) e llevar y traer (portare e portare/trarre); anche se il topic è probabilmente più che trito magari qualcosa di buono può comunque aggiungersi.

Allora la storia è semplice: quando lo spagnolo parla e racconta, senza troppi se e troppi ma lo spagnolo è il centro del mondo e il punto di riferimento rispetto al quale qualunque movimento (suo o dell’altro) può definirsi di allontanamento o avvicinamento.

Quindi se un movimento va dal suo punto di vista verso un altro luogo allora è di allontanamento e si userà sempre ir (andare) e llevar (portare); se va da un altro luogo verso di lui è di avvicinamento e si userà sempre venir (venire) e traer (portare nel senso di trarre).

Cosa significa in pratica? Significa che “Io vengo a trovarti domani” non diventerà Yo vengo a verte mañana (vengo, venire) ma Yo voy a verte mañana (voy, andare) perché si tratta di allontanamento rispetto al suo punto di vista (quello che conta…). Allo stesso modo

“Ti porto i dischi che mi hai prestato?” sarà ¿Te llevo los discos que me has prestado? perché il movimento è da chi parla verso un altro luogo

ma

“Mi porti i dischi che ti avevo prestato?” sarà ¿Me traes los discos que te había prestado?  perché il movimento è di avvicinamento (verso chi parla)… ancora al supermercato si potrebbe dire Llévenme la compra a mi casa (lontano da me) ma ordinandola da casa Tráiganme la compra a casa (verso di me)…

Claro no?

Giovanni

 

Scegliere lo spagnolo (elegir, escoger, preferir, decidir…)

Quando si tratta di scegliere come esprimere in spagnolo l’idea di scegliere si hanno a disposizione fondamentalmente due possibilità: elegir e escoger. I due verbi hanno quasi completamente lo stesso significato e quindi possono essere praticamente sempre interscambiati.

Acabo de elegir mi nuevo coche, cioè “Ho appena scelto la mia nuova auto”

Escoge los pantalones que quieres ponerte esta noche, cioè “Scegli i pantaloni che vuoi metterti stasera”

In alcuni casi, però, c’è una sfumatura differente nello “scegliere” che può rendere preferibile una delle due traduzioni, o almeno empiricamente così mi sembra: quando la scelta è tra elementi più o meno definiti in un insieme più o meno limitato, o quando la scelta è in verità l’individuazione della parte migliore o preferibile… qui escoger rende meglio l’idea e come detto non è più corretto ma solo più adatto…

Han quedado solo esos libros… puedes escoger los que quieras, cioè “Sono rimasti solo quei libri, puoi scegliere quelli che vuoi”

En tales asuntos es importante escoger las palabras adecuadas, ovvero “In circostanze così è importante scegliere le parole adeguate”

Trucco semplice per ricordarlo è coger (cogliere, prendere) contenuto dentro escoger, quando la scelta comporta cogliere, raccogliere o prendere tra ciò che è disponibile…

Infine, se scegliere vuol dire nettamente preferire o decidere allora come in italiano abbiamo anche preferir o decidir

Ha decidido marcharse a Buenos Aires, “Ha scelto di trasferirsi a Buenos Aires”

Alla prossima

Giovanni

 

 

 

L’importanza di un accento – Capitolo II

Post rapido via telefonino – per interrompere la pausa ed iniziare il 2016 – con un trucco stupidino sull’accentuazione dei verbi. Semplicemente, a differenza dell’italiano, l’imperfetto della prima coniugazione non ha mai l’accento tranne che nella prima persona plurale ‘noi’ , es. “cantare”

Cantaba
Cantabas
Cantaba
Cantábamos
Cantabais
Cantaban

mentre il futuro ha sempre l’accento tranne che – di nuovo – nella prima persona plurale

Cantaré
Cantarás
Cantará
Cantaremos
Cantaréis
Cantarán

Ciò come altre caratteristiche sparse qua e là lo rende più cantilenante dell’italiano (in questo caso si batte sempre sulla sillaba -ta o sulla sillaba -re)

Più chiaro a farsi che a spiegarsi

Giovanni

Criar e i suoi figli

Probabilmente in questo post non ci sarà molta farina del mio sacco, tuttavia può mostrare come a volte la derivazione di molte parole dalla stessa radice più che facilitare l’apprendimento del significato di quella parola possa generare qualche dubbio.

Allora, partendo da criar, un verbo che a seconda dell’ambito significa crescere/educare/allattare (uomini), allevare (animali) o coltivare (piante), se si fa un giro sul dizionario ci si può imbattere come prima cosa in cría/crío, cioè il bambino o meglio ancora il bimbo, il piccoletto. Al femminile, però, la cría indica anche il piccoletto di un animale, il cucciolo quindi, e per estensione l’intera cucciolata – a volte in spagnolo il femminile è usato per un’estensione del maschile, como la huerta che indica un orto (huerto) molto grande – fino all’allevamento, inteso però solo come attività e non come luogo, location.

Poi si incontra criada/criado, che ha meno a che vedere con tutto questo mondo facendo riferimento alla domestica, al governate e così via, a meno di non voler vedere queste figure come quelle educate o istruite per determinate mansioni o compiti… ma almeno a me sembra un po’ debole…

Si passa poi per il criadero e il criador, un po’ più facili perché come altre coppie di questo tipo indicano rispettivamente ciò che ha la funzione di criar, quindi l’allevamento, anche come luogo, e chi svolge questa azione, quindi l’allevatore o produttore in senso esteso.

La crianza, che si incontra quasi alla fine, è l’allevamento (intesa come l’azione dell’allevare), l’allattemento e anche l’educazione (un po’ letterale…); e infine la criatura chiude il cerchio riferendosi oltre che alla creatura divina, religiosa anche al piccolo o neonato, come cría/crío.

A presto

Giovanni

 

Olvidar e dimenticare, olvidarse e dimenticarsi

In spagnolo l’idea di dimenticare qualcosa o qualcuno può essere espressa almeno con 3 modi diversi di utilizzare il verbo olvidar. Quello che voglio riportare qui è che esiste un legame tra la costruzione del verbo utilizzata e la sfumatura che si comunica: meno il legame soggetto-verbo è “diretto e immediato”, minore è l’intenzionalità che si dà alla dimenticanza (del soggetto).

♠   Soggetto (chi dimentica) e verbo 

yo he olvidado su nombre “ho dimenticato il suo nome”
tú olvidaste contarle lo que había pasado “dimenticasti di raccontargli quello che era successo”

la presenza del solo soggetto e verbo evidenziano che chi compie l’azione di dimenticare ha la piena responsabilità della stessa

♠   Soggetto (chi dimentica), verbo, pronome e preposizione 

yo me he olvidado de su nombre “mi sono dimenticato dell suo nome”
te olvidaste de contarle lo que había pasado “ti dimenticasti di raccontargli quello che era successo”

al soggetto e verbo si aggiunge il pronome complemento ad indicare che l’azione è fatta dal soggetto ma gli ricade un po’ addosso, al di là della propria volontà; infine

♠   Soggetto (la cosa dimenticata), verbo, pronome (chi dimentica) 

se me ha olvidado su nombre che suona come “il suo nome si è dimenticato a me”, “mi è sfuggito il suo nome”
se te olvidó contarle lo que había pasado “raccontargli quello che era successo si dimenticò a te”, “ti sfuggì di raccontargli quello che era successo”

la cosa dimenticata diventa il soggetto dell’azione e la dimenticanza è qualcosa che semplicemente accade alla persona.

Ciao ciao

Giovanni

P.S. Muchísimas gracias a Hispanoteca por su preciosa inspiración

Falsos amigos – Salire è un po’ soffrire (e non solo in spagnolo…)

Subir

Di ritorno da una settimana di camminate pensando alle salite mi è ritornata in mente una brevissima catena di falsos amigos (come già in un post passato) che però coinvolge parole comunissime…

ogni volta che ci proponiamo di salir (in spagnolo) bisogna fare attenzione, perché in verità staremo per ‘uscire’ o ‘partire’ (in italiano) e non ‘salire’, e ricordarci che salire costa fatica, perciò per salire bisognerà subir… e comunque si può stare tranquilli che non si subirà nulla, perché per ‘subire’ (in italiano) bisognerà sufrir o padecer…

Buen camino

Giovanni

Mandar o aconsejar? Permitir o prohibir? ovvero l’indicativo nelle oggettive

Allora vediamo se questo post viene fuori quanto meno decentemente.

Quando usiamo un’intera frase come complemento oggetto di un verbo, come ad esempio “voglio che domani mattina ti alzi presto”, questa frase viene chiamata oggettiva ed in spagnolo può essere formata con l’indicativo o il congiuntivo a seconda della preposizione che la introduce. Diciamo che tutti i verbi che introducono una volontà, un timore, un dubbio, una speranza, un ordine o un consiglio devono poi essere seguiti dal congiuntivo, es. quiero que te levantes temprano mañana (per la frase precedente) oppure le aconsejé que se probara el traje antes de comprarlo … gli consigliai che si provasse il vestito prima di comprarlo” ma più probabilmente in italiano si direbbe “gli consigliai di provarsi il vestito prima di comprarlo” usando l’infinito.

Anche in spagnolo per alcuni verbi c’è la possibilità di usare l’infinito anche se i due soggetti sono diversi. Questi verbi (a me risultano sempre gli stessi otto) sono mandar, aconsejar, permitir, dejar, ordenar, prohibir, impedir, recomendar e oltre a essere più o meno gli stessi per cui anche in italiano si usa l’infinitiva (come nell’esempio precedente) sono anche esattamente inscatolabili a due a due andando dall’estremo in cui si vincola qualcuno a fare qualcosa…

 mandar e ordenar (“comandare” e “ordinare”)

…passando per semplici suggerimenti o acconsentimenti…

 aconsejar e recomendar (“consigliare” e “raccomandare”)

 dejar e permitir (“lasciare” e “permettere”)

…fino all’estremo opposto di impedimento dell’azione dell’altro…

 prohibir e impedir (“proibire” e “impedire”)

Così sarà le recomendé ir a por el médico… “gli raccomandai di andare in cerca del medico”… me prohibí quedarme despierto toda la noche para ver el partido… “mi proibì di rimanere sveglio tutta la notte per vedere la partità” etc…

Chiaro no? Più o meno… chissà se esistono anche altri punti di vista per raggrupparli…

Giovanni

Derramar, derrapar, derretir y otro más

Poche righe per questo post che inserisco semplicemente per riportare alla mente i verbi in derr- simili in spagnolo (in quanto a radice) ed invece differenti in italiano, con un piccolissimo suggerimento dove possibile

Derramar(se) ovvero spargere o sparpagliare, soprattutto liquidi, ma anche oggetti o piccole cose… algunas personas creen que si derramas la sal te perseguirá la mala suerte (“alcune persone credono che se spargi il sale avrai sfortuna”)… in pratica qualcosa che diventa ampio, esteso come il mare, la mar del verbo

Derrapar ovvero far pattinare un veicolo, fare una derapata insomma… questo si prende e si porta a casa così com’è

Derretir(se) che significa sciogliere, volendo anche figurato (sciogliersi per l’emozione), ad es. se derretía cad vez que lo veía (“si scioglieva ogni volta che lo vedeva”)

Derribar ovvero abbattere, stendere qualcuno o destituirlo o tirar giù da un posto più in alto o dall’alto… appunto de arriba, “da sù”… los obreros derribaron el edificio (“gli operai abbatterono l’edificio”)

Derrocar che è più o meno sinonimo del precedente… destituire, detronizzare… de roca, “dalla roccia, rocca”, dove c’erano fortini e castelli da buttar giù (chissà…)

Derrotar ovvero sconfiggere, annientare… qui personalmente lo associo solo a roto (“rotto, distrutto”)… la derrota del Brasil en la última copa del mundo se bautizó El Mineirazo del nombre del estadio en que se jugó el partido (“la sconfitta del Brasile agli ultimi campionati del mondo fu battezzata Mineirazo dal nome dello stadio in cui si giocò l’incontro”)

e per ultimo

Derrumbar(se) che racchiude in modo più generico alcuni di quelli precedenti in un misto di abbattere, franare, crollare…

Dimentico qualcosa?

Giovanni

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